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Del leggere e dello scrivere (spiegazione/Zarathustra)

Secondo Jung questo capitolo è connesso al precedente. Nel capitolo sul pallido delinquente Zarathustra dava un messaggio di questo tipo: "Realizza te stesso, anche come criminale, diventa un superuomo!". Il capitolo si concludeva con un messaggio di questo tipo: "Non fare uso di quello che dico, come fossero delle stampelle. Io ti dirò la strada, ma non fare troppo affidamento su di me." Adesso si parla del leggere e dello scrivere, ossia di chi comunica un messaggio agli altri, indica una strada, ma anche di chi legge e apprende questi messaggi. Lampert ci spiega che Zarathustra nei capitoli precedenti ha definito la critica del vecchio pensiero, quello che intende superare. In questo capitolo Zarathustra sta incominciando a parlare delle sua vera dottrina.

Nelle prime righe del testo Zarathustra affronta la questione della scrittura affermando che bisognerebbe scrivere con il sangue. Nietzsche sostiene anche che il sangue è spirito.

Questa affermazione potrebbe essere oggetto di malintesi. Leo Strauss spiega che andrebbe intesa in questo modo: siccome Nietzsche sostiene che il Sé è il corpo, ne consegue che lo spirituale si identifica con il corporale, dunque con il sangue, che mette in funzione il corpo. Scrivere con il sangue vuol dire impregnare le parole con lo spirito.

Nelle lezioni di Jung, a proposito del capitolo "Delle gioie e delle passioni", era stata fatta notare un'importante differenza tra la parola che diventa spirito e lo spirito che diventa parola. Zarathustra ripete spesso che quello che noi chiamiamo anima è solo una parte del corpo, una piccola ragione. Il corpo, o il Sé, è la grande ragione. Questo è il caso in cui lo spirito si riduce ad una semplice parola. Quando invece si scrive con il sangue, è la parola che si fa spirito. Chiaramente qui Jung nota subito il collegamento con il Vangelo di Giovanni: all'inizio c'era il Logos, la parola.

Il discorso prosegue mettendo al confronto il lettore con lo scrittore. Zarathustra si scaglia contro questi perdigiorno che passano il tempo a leggere. Sembra non approvare il fatto che la lettura ora è accessibile sempre a più persone, perfino alla plebe. Al leggere Zarathustra contrappone l'essere imparato a memoria. Inoltre ci dice qualcosa di più sullo scrivere: lo scrivere viene paragonato a questo danzare da una punta di un monte ad un'altra. Zarathustra suggerisce di scrivere sentenze con il sangue.

In questa parte del testo troviamo questa frase interessante:

«Un tempo lo spirito era Dio, poi divenne uomo e ora sta diventando addirittura plebe.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.38)

Anche qui compaiono tre metamorfosi dello spirito, solamente che avvengono al contrario. Jung suggerisce che si tratta della discesa di Zarathustra a cui si allude del prologo. Nel prologo infatti si legge:

«Ecco! Il calice vuol tornare vuoto, Zarathustra vuol tornare uomo.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.3)

Zarathustra è disceso dal monte, torna uomo e va a parlare alla plebe, alla folla.

Nietzsche sostiene che la scrittura aforistica consista nel passare da un monte all'altro senza passare per le valli. La scrittura aforistica segue dunque un passo di danza. Il capitolo comincia con l'aforisma sullo scrivere con il sangue e finisce con l'aforisma sulla danza. L'aforisma domina tutto il capitolo ed è a questo che si riferisce Zarathustra quando parla di "sentenze". L'aforisma, tuttavia, non rende la lettura facile e non è accessibile a tutti. Questo libro è per tutti e per nessuno. Il libro è acquistabile nelle librerie, o lo si può prendere in biblioteca. Tuttavia quando lo si legge, non è di facile accesso: Nietzsche ha colto un grande tesoro e chi comprende quest'opera farà grandi passi nella vita.

Quando Zarathustra afferma che lo scritto non va letto, ma va imparato a memoria, bisogna tenere a mente quello che aveva detto Socrate nel Fedro. Socrate afferma che la scrittura è veleno per la memoria. Ma questo è vero per quelli che si limitano a leggere quello che sta scritto, non per quelli che imparano a memoria lo scritto. Lampert, infatti, nota che, mentre Socrate crede che il parlato sia superiore allo scritto, Zarathustra mostra come lo scritto possa diventare come il parlato.

Nel passaggio successivo Zarathustra si confronta con le persone a cui si rivolge il suo discorso. Loro stanno sotto, con questa nube di cupezza rappresentata dalle nuvole nere del temporale. Gli uomini nelle loro condizioni cercano la salvezza nel cielo, così guardano in alto. Zarathustra, che non condivide altri sentimenti con questi uomini, è in alto e guarda le persone in basso. Solo un uomo elevato può guardare in basso verso la terra, ma poiché gli uomini non sono elevati, ecco che guardano in alto. Nel mondo ci sono tante sofferenze, sventure e disgrazie. Questa è la nuvola nera temporalesca (Gewitterwolke). Bisogna essere elevati per poter ridere di tutto questo. L'uomo elevato sta sul monte e ride di tutti quelli che popolano le valli, delle loro tragedie finte e vere.

La vita è pensate da portare (das Leben ist schwer zu tragen), questo è quello ripetono sempre le persone. La vita è dolore, la vita è difficile, la vita è sofferenza, ecc. Tutte espressioni comuni. L'uomo è come l'asino, o forse il cammello, che deve portare su di sé il peso della vita. Non è un lavoro facile, ma Zarathustra vuole spiegarci come togliere quel peso, senza rinunciare a vivere. L'uomo, paragonato alla bestia (l'asino), non può comprendere cosa significhi per un qualcosa di delicato come la rosa, il fatto di essere appesantita dalla rugiada. La verità, sostiene Zarathustra, è che noi non amiamo la vita perché siamo vivi, ma perché ci siamo abituati alla vita. Noi amiamo la vita per rassegnazione. Il che è l'esatto opposto di quello che dovremmo fare. Ci rassegniamo, cadiamo in basso, perché diventiamo pesanti. È lo spirito di gravità, la mente negativa, che ci rende pesanti. Possiamo uccidere lo spirito di gravità solamente con il riso. Dobbiamo prendere tutto alla leggera, dobbiamo diventare leggeri per essere elevati. Ridiamo per non prendere nulla nella vita troppo sul serio. Così impariamo a volare e quando noi danziamo, è un dio che danza.

Nel testo di Nietzsche qui compare la famosa frase:

«Potrei credere solo ad un dio che sapesse danzare.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.39)

Con questa frase cosa intende dire Zarathustra? Zarathustra si definisce come il "senza dio", dunque come un ateo. In questa frase non ci sta dicendo se dio esiste o no, ci dice qualcosa sul fatto che se dovesse credere in qualcosa, crederebbe in un dio che danza, ma Dio è morto. Questo Dio che danza, come ho detto in testi passati, è Dioniso, ma ancora di più Shiva. Tuttavia Zarathustra, alla fine del testo afferma:

«Adesso sono lieve, adesso io volo, adesso io vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.39)

Il fatto che il dio danzi, se lui danza, sembra indicare il fatto che Zarathustra si identifica con il dio danzante. Dio è morto vuol dire che non vi è più trascendenza, e se Dio fosse l'uomo? Anche se Zarathustra nega l'esistenza di Dio, comunque continua a parlare del demonio. Nel prologo Zarathustra aveva detto al funambolo che non c'è il diavolo e nemmeno l'inferno.

«"Sul mio onore, amico," rispose Zarathustra "le cose di cui parli non esistono: non c'è il diavolo e nemmeno l'inferno. La tua anima sarà morta ancor prima del corpo: ormai non hai più nulla da temere.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.13)

Adesso, invece, leggiamo:

«E quando ho visto il mio demonio, l'ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità, - grazie a lui tutte le cose cadono.»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.39)

Chi è questo demonio? È lo spirito di gravità, quello che poi verrà raffigurato con l'immagine del nano. Non è il diavolo del cristiani. Questo non abita l'inferno, come un al di là, ma abita nella nostra mente e lo vediamo chiaramente in tutti quei pensieri come quello sopra citato: "La vita è pensate da portare".