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Del nuovo idolo (Spiegazione/Zarathustra)

In tedesco suona: "Vom neuen Götzen", dunque al plurale. Götze è l'idolo, mentre Gott è il Dio. Gli uomini hanno un nuovo idolo: lo Stato. Lo Stato viene descritto da Zarathustra come un gelido mostro. Lo Stato mente e dice: io sono il popolo!

Secondo Jung questo capitolo segue al precedente perché il precedente, parlando del tema della guerra, ci getta in una realtà dominata dal disordine. Il disordine richiama l'esigenza dell'ordine, dunque lo Stato. Io farei notare anche un certo riferimento all'età moderna: prima si confrontava il guerriero con il moderno soldato, ora si parla dello Stato moderno, rispetto al quale il soldato è parte della macchina.

Perché un gelido mostro? Lampert si accorge subito che questo è un riferimento al Leviatano di Thomas Hobbes. Hobbes, paragonando lo Stato al Leviatano, intendeva lo Stato metaforicamente come una grande gelida bestia. Il potere statale, secondo Hobbes, è di un sovrano monarca che ha i poteri assoluti. Lo Stato che aveva in mente Hobbes è la prima forma di Stato moderno, caratterizzata dalle monarchie assolute.

Il fatto che lo Stato sia un idolo e che Zarathustra intenda abbatterlo, è un motivo che ricorda la famosa opera di Nietzsche: Il crepuscolo degli idoli. Che lo Stato sia un idolo ai giorni nostri suona molto strano, ma ai tempi di Nietzsche non lo era assolutamente e questo è diventato ancora più vero nei tempi successivi alla morte del filosofo. Nella prima guerra mondiale da ogni dove si chiamava il cittadino alla guerra nel nome della difesa della nazione e rifacendosi a degli ideali patriottici. Lo Stato nasce in età moderna, prima assume le forme delle monarchie assolute, poi il potere del re viene mano a mano limitato, sino ad arrivare alle moderne democrazie, dove la sovranità non è più del re, ma del popolo. È qui che si incomincia a dire:"lo Stato è il popolo". Lo Stato è un'entità giuridica costituita effettivamente da un popolo, che abita un certo territorio ed è caratterizzato da una forma di sovranità. Il territorio, la lingua, la cultura, sono diventati elementi per il nazionalismo, attraverso i quali fondare l'amore per la patria e una forma di idolatria dello Stato. Ogni Stato ha una sua costituzione, la quale definisce i poteri degli organi statali e i diritti dei cittadini. In origine non esisteva tutto il sistema burocratico che oggi troviamo nello Stato, erano i magistrati del re ha svolgere funzioni amministrative/giuridiche. Lo Stato aveva ancora il compito di garantire dei diritti e la prospettiva di una piena occupazione. Ma la gente ha smesso di credere nello Stato, perché ha visto troppo sangue colare per mano dello Stato, in un secolo passato di Stati che sono diventati totali e pervadevano l'intera vita dell'uomo. Dopo la caduta degli Stati totalitari, lo Stato ha perso completamente il suo ruolo dominante e la nostra società è rimasta in balia di capitalisti privati che non hanno più una nazione. Questi capitalisti controllano la ricchezza del mondo e la spostano alla velocità di un click, portando disoccupazione e degrado in giro per la terra.

Zarathustra allude a dei creatori, i quali hanno dato origine a dei popoli e hanno affisso su di loro una fede e un amore. Esistono invece dei distruttori e tra questi vi è lo Stato. Ogni popolo, sostiene Zarathustra, parla la sua lingua del bene e del male, ma lo Stato mente in tutte le lingue del bene e del male e ogni cosa che possiede, l'ha rubata.

Lo Stato che ruba? A cosa si riferisce in questo caso Zarathustra? È probabile che ha in mente il sistema delle tasse. Il denaro, a differenza di quello che racconta la favola dell'economia, non è stato inventato per risolvere il problema dello scambio nel baratto, ma nasce come strumento dello Stato per creare un sistema di tasse, che serviva principalmente per finanziare l'esercito. Pochi lo sanno, ma il primo scopo della costituzione degli Stati era la guerra. Quanti sono morti nel nome dello Stato? Certo è che se Zarathustra intende come furto dello Stato le tasse, dimentica che le tasse, teoricamente, servono per finanziare i servizi pubblici e anche per pagare chi ci lavora.

C'è un altro tipo di furto: quello di una tradizione che lo Stato intende eliminare. I popoli antichi non conoscevano lo Stato, ma avevano una politica dei popoli. Oggi, nella democrazia, un corpo politico rappresenta i cittadini al governo. Ai tempi dei greci, ad Atene, erano i cittadini stessi a fare politica. Se lo Stato è un distruttore per Zarathustra, lo è nella misura in cui esso intende distruggere il vecchio.

Strauss osserva che il discorso di Zarathustra segue due poli: il popolo e lo Stato. Il popolo precede l'esistenza dello Stato, ma lo Stato mente e vuole far credere che esiste un popolo solamente perché vi è uno Stato. Il popolo, nella lettura di Strauss, rappresenta il Sé, mentre lo Stato l'ego. Zarathustra distingue il Sé dall'ego nel capitolo sui dispregiatori del corpo. In quel capitolo afferma che il Sé è una volontà più grande e potente, rispetto alla quale l'ego è solamente uno strumento. Lo Stato, dunque, è solo un fenomeno di superficie caratterizzato dal premio e la punizione, mentre il popolo è caratterizzato da fede ed amore.

Jung sostiene che faremmo meglio a far coincidere il popolo con lo Stato, in quanto lo Stato è una mera astrazione. Perciò quello che dice Zarathustra sullo Stato vale anche per il popolo. Se lo Stato sia un'entità reale è una questione filosofica, pertinente con il settore dell'ontologia sociale. Il problema è che lo Stato è un'entità giuridica con determinate proprietà che difficilmente sono riducibili alle parti lo compongono. A meno di non credere nell'esistenza di entità ideali, che vorrebbe dire che lo Stato ha la stessa esistenza dei numeri, lo Stato certamente esiste in quanto gli uomini credono che esista. Tuttavia gli oggetti sociali non sono soggettivi. Anche se non credi nello Stato, anche tu devi pagare le tasse e sei dentro un sistema che presuppone l'esistenza dello Stato. Oltretutto, se lo Stato non fosse, se fosse solo il popolo, ne seguirebbe che lo Stato è solo la somma di quegli individui che lavorano nei vari organi statali che lo compongono, ma questo è dubitabile.

Zarathustra vede nello Stato una volontà di morte ed è per questo che ricollega lo Stato ai predicatori di morte. Si noti come i predicatori di morte, in realtà, per Zarathustra, sono gli uomini religiosi, dunque dovrebbero rimandare alla Chiesa. Per i superflui, dice Zarathustra, è stato inventato lo Stato. "I superflui" sono i predicatori di morte. Zarathustra sta dicendo che lo Stato è predicatore di morte come la Chiesa, che lo Stato mente e che spesso ha mandato uomini sul fronte a morire, per chissà quale ideale falso. Non dimentichiamo che il primo fine dello Stato, in origine, era la guerra.

Zarathustra continua a paragonare lo Stato ad una belva feroce, un cavallo di morte. Anche quelli che hanno smesso di credere in Dio, continuano a credere allo Stato. Lo Stato è il luogo dei bevitori di veleno, afferma Zarathustra. I bevitori di veleno sono quei famosi superflui e di questi superflui Zarathustra ci dice un paio di cose simpatiche. I superflui rubano il sapere ai saggi e agli inventori, ma la chiamano istruzione. Il loro vomito disgustoso produce giornali e la loro brama è una brama di denaro. I superflui vogliono anche il potere, per questo tentano la scalata sociale per arrivare a occupare il trono del re. Ma sul trono non sta la felicità che questi sperano di trovare, osserva Zarathustra, bensì il fango. Gli uomini che tentano la scalata sociale sono definiti da Zarathustra "scimmie". 

Lampert si accorge che in questo passaggio Zarathustra mostra come lo Stato sia un tentatore e gli uomini sono i tentati. Lo Stato promette ricchezze:

«Tutto vuol dare a voi, purché lo adoriate, il nuovo idolo: perciò compra lo splendore delle vostre virtù e lo sguardo dei vostri occhi orgogliosi.»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.49)

Secondo Lampert questo passaggio andrebbe collegato alla terza tentazione del diavolo a Gesù Cristo:

«Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai".» (Matteo 4,8-9)

Lo Stato come il diavolo. La nostra società attuale segue proprio questo principio: tutti vogliono il denaro e le ricchezze, per questo si dimenano l'uno contro l'altro come scimmie per la scalata sociale.

Zarathustra consiglia di stare alla larga da questa idolatria dello Stato. Alla larga da questo mostro puzzolente. Zarathustra ci dice che una vita libera è ancora possibile, che questa vita comincia dove finisce lo Stato. Là dove finisce lo Stato l'uomo verrà superato, là dove finisce lo Stato sono i ponti per il superuomo.

L'uomo necessario, il non superfluo, sottolinea Jung, è quello che è capace di stare da solo, quello che non ha ancora venduto l'anima allo Stato o all'azienda. Quest'uomo è ancora un uomo libero, a differenza degli altri, i quali sono stati divorati dai mostri. I vecchi cinesi, osserva Jung, rappresentavano gli eroi e i grandi saggi come cavalcatori di mostri.