castità

Della castità (Spiegazione/Zarathustra)

"Von der Keuschheit", ossia "della castità". Il capitolo incomincia in tedesco con le seguenti parole: "Ich liebe den Wald. In den Städten ist schlecht zu leben: da giebt es zu Viele der Brünstigen." (Io amo la foresta. Nella città si vive male: dal momento che ci sono troppi libidinosi).

Nella prima parte Zarathustra afferma di amare la foresta piuttosto che la città. Questo è esattamente quel che afferma nel capitolo Delle mosche del mercato. In quel capitolo contrappone la vita della società, il mercato, alla ricerca della solitudine nella foresta.

Questo discorso sulla castità, nota Lampert, non sembra essere rivolto in particolare a nessuno. Nel senso che Zarathustra, non solo non parla ad un singolo, ma non usa nemmeno quelle espressioni come "miei fratelli". Secondo Lampert nessuno della folla sarebbe disposto ad accogliere un discorso simile.

Nelle prime righe Zarathustra si scaglia contro "i libidinosi" e dice che non conoscono miglior cosa che giacere con una donna. Di questi afferma che hanno il fango nello spirito. Jung nota che il titolo rimanda alla castità come astensione, ma tutto il testo è a proposito del sesso e certamente sottintende diverse fantasie sessuali.

Se la prima parte può sembrare una condanna della sensibilità, Zarathustra spiega che non è sua intenzione condannare la sensibilità, egli intende piuttosto cercare l'innocenza dei sensi. Un'innocenza che attribuisce agli animali. Sebbene Zarathustra intende dare una grande importanza alla dimensione del corpo, allo stesso tempo non vuole sottomettere l'uomo al desiderio e alla sensibilità.


È innocente il casto? Molti hanno la castità come vizio. Anche se hanno smesso con il sesso, certamente la sensibilità, rappresentata qui da una "cagna", continua a seguirli. Perché dovrebbe essere meglio mendicare brani di spirito, piuttosto che di carne? Come la compassione è lussuria mascherata o voluttà nella sofferenza di un altro, allo stesso modo la castità può mascherare qualcos'altro.


Notate questa frase:


«E voglio darvi anche una similitudine: non pochi che volevano cacciar via il loro demonio andarono a finire nei porci.»


(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.55)


È molto probabile che qui Zarathustra si riferisca al passaggio del vangelo di Marco: L'indemoniato di Gerasa. Questo è il passaggio:


«Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: "Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!". Gli diceva infatti: "Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». E gli domandò: "Come ti chiami?". "Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti". E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: "Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi". Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.» (Marco, cap.5, 1-14)


Non è la prima volta che si trova una citazione dei vangeli, una era presente anche nel capitolo Del nuovo idolo, dove si trovava un riferimento alla terza tentazione del diavolo a Gesù. Qui, però, rispetto al testo dei vangeli, Zarathustra dice qualcosa di diverso. Non è il demonio a finire nei porci, ma quelli che volevano scacciare il demonio. Spesso sembra che Nietzsche riprenda elementi dai testi sacri, ma sicuramente li trasforma.


Secondo Zarathustra la castità non è una via adatta a molti. Per molti sarebbe solo la condanna all'inferno. Invece, per alcuni che ridono della castità, che l'accolgono come un evento che è successo, perché lei è venuta a loro e non il contrario, vale esattamente l'opposto. Loro sono i pochi veri casti. Quelli che non se la sono imposta, ma l'hanno trovata e ospitata. Questi uomini hanno voluto il loro divenire.


Lampert sostiene che il messaggio di Zarathustra qui assomiglia a quello di San Paolo, il quale sosteneva che era meglio sposarsi, piuttosto che bruciare nella passione. Secondo Lampert, per chi non ha il dono della castità, Zarathustra prescrive una forma di matrimonio.