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Della vittoria su se stessi (Zarathustra/spiegazione)

Zarathustra si rivolge ai saggi e parla loro di ciò che suscita in loro desiderio. Questo qualcosa secondo i saggi è la volontà di verità, una volontà che porta loro stessi a concepire tutto il reale come pensabile. Ma in vero, sostiene Zarathustra, la loro volontà di verità nasconde una volontà di potenza.

Il titolo in tedesco è “Von der Selbst-Überwindung”, reso in italiano con “della vittoria su se stessi”. Überwinden in tedesco significa in realtà “superare, vincere”, sich überwinden vuol dire “vincersi”. Penso che Nietzsche volesse dire “il superamento di se stessi”. In fondo questo è sempre quell’über di Übermensch, ossia l’andare oltre.

Weisesten sono chiamati i saggi, ossia saggissimi. Dunque Zarathustra pretende di parlare ai più saggi dei saggi. Questi saggi, essendo persone che vogliono e desiderano la verità, non possono che essere dei filosofi. Secondo una certa tradizione psicoanalitica, in particolare in Lacan, il filosofo è colui che desidera la verità.

Il popolo è il contrario dei saggi. I saggi guidano il popolo e hanno posto sopra il fiume del divenire, su una barca, tutti i valori. Così i valori sono stati posti al di sopra del divenire, trasportati da una barca. Ma dietro questo gesto sta sempre la volontà di potenza. Il fatto che dietro ogni volontà ci sia sempre la volontà di potenza deriva dal fatto che spesso noi ci troviamo a desiderare cose che consideriamo mezzi per la potenza. Nel caso del filosofo, egli pensa il sapere come strumento per avere potere. Nel caso di chi crede nei valori, egli pensa i valori stessi come strumenti che rendono più potente e grande un popolo. Il desiderio di sapere, ad esempio, è un desiderio di potere, dove il sapere è visto come via per il potere.

Tutti gli esseri si dividono in due: quelli che comandano e quelli che obbediscono. Chi obbedisce è perché non è in grado di obbedire a se stesso. Pochi sono quelli che comandano, perché comandare è difficile. In tutti gli individui Zarathustra ha visto la volontà di potenza, sia nei servi che nei padroni. Anche i servi desiderano essere padroni e vogliono esserlo su persone che sono più deboli di loro. Lampert suggerisce che il saggio (il filosofo) in questo caso fa da padrone rispetto al non saggio (il popolo).

Il passaggio sul padrone e lo schiavo è molto importante perché ci spiega la soluzione originale alla dialettica servo/padrone in Nietzsche. In Nietzsche entrambi i soggetti hanno sempre desiderato la potenza. Anche quando il padrone vince sul servo, asservendo quel singolo individuo, ecco che il servo continua a manifestare la sua volontà di potenza comunque verso le persone che stanno al di sotto di lui.

La vita è un continuo superare se stessa, una continua sfida, come giocare a dadi con la morte. Ogni volta che vediamo amore, sguardi di desiderio, non vediamo altro che manifestazioni esterne della volontà di potenza. La via per la potenza è un via tortuosa e difficile, è pura guerra. Tuttavia Zarathustra preferirebbe tramontare piuttosto che scegliere altra via.

Zarathustra specifica anche, contro Schopenhauer, che la volontà è di potenza e non di vita, visto che per la volontà vi sono cose più importanti della vita stessa.

Durante il testo compaiono tre termini: Wille zur Wahrheit, Wille zur Macht, Wille zum Leben. Wille zur Wahrheit è la volontà di verità o volontà di sapere che caratterizza il saggio. Wille zum Leben è la volontà di vivere, la nuda lotta per la sopravvivenza che caratterizza il modello darwiniano o la filosofia di Schopenhauer. Wille zur Macht è la volontà di potenza, ciò che caratterizza, secondo Nietzsche, ogni individuo, saggio compreso e che lo porta a voler sopraffare gli altri.

Infine non vi sono bene e male eterni, ma solo temporanei, benché i saggi pensino il contrario. È la volontà di potenza che pone bene e male, ma la volontà di potenza deve prima distruggere per creare un nuovo bene e un nuovo male. Crolli tutto, dunque, non importa, la distruzione è necessaria per future creazioni.