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Dell'albero sul monte (spiegazione/Zarathustra)

Zarathustra ha notato che un giovane nella città di Vacca Pezzata tende ad evitarlo. Un giorno, però, quando si dirigeva verso i monti, se lo ritrovò sul suo cammino, proprio appoggiato ad un albero. Nei discorsi che precedono questo capitolo non c'era nessun dialogo. Zarathustra si rivolge ad un pubblico, ma il pubblico non risponde. Non ci sono personaggi che interloquiscono con Zarathustra, questo è il primo. Un giovane che prima poteva provare avversione per Zarathustra, adesso si trova a parlare con lui.

Lampert fa notare che i discorsi precedenti sono sempre tenuti a Vacca Pezzata. Questo, invece, non è tenuto in quella città, ma fuori dalla città. Inoltre non parla a dei seguaci, ma ad una persona che lo evita. Come si vedrà Zarathustra riconosce subito il fatto che il giovane risulta superiore alla media, che è dotato di un grande spirito. Lo riconosce dagli occhi, gli "occhi cattivi". In più tutto il discorso di Zarathustra sul giovane è fondato su un paragone tra il giovane e l'albero. Questo particolare desta alcuni sospetti: è davvero un caso che il giovane si trovava proprio appoggiato a quell'albero, l'albero che sarà oggetto di buona parte del discorso di Zarathustra?

Altro problema: come si collega questo capitolo con quello precedente? Jung sostiene che esiste un contrasto tra i due capitoli. Infatti il precedente finiva con le seguenti parole:

«Adesso sono lieve, adesso io volo, adesso io vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.39)

Il capitolo sul leggere e lo scrivere si concludeva con l'immagine del volo e del dio che danza. L'opposto dell'uomo che vola è l'uomo che è saldamente radicato in terra, esattamente come l'albero. Un uomo che vola con lo spirito ha perso completamente il suo contatto con la terra, esattamente come questo giovane a cui Zarathustra si rivolge. La perdita del senso di gravità, il sentirsi leggeri e volare, è segno, dice Jung, di un uomo che tende oltre l'uomo stesso, un uomo in stato di estasi.

Zarathustra vede il ragazzo, afferra l'albero e incomincia a parlare. Così come il vento piega e sconquassa questo albero nelle direzioni che vuole, allo stesso modo anche noi nella vita veniamo orribilmente piegati e sconquassati. Per l'uomo vale come per l'albero: se l'albero vuole ergersi verso il cielo, deve necessariamente affondare di più, nelle profondità, le sue radici nella terra e nelle tenebre. 

Questi due passaggi vanno collegati: se l'albero intende essere saldo nel suo terreno, allora deve affondare meglio le sue radici nella terra. Infatti, se così non fosse, l'albero potrebbe essere facilmente piegato dal vento e sconquassato.

Nella Bibbia (Giovanni, 3:8) si trova il seguente passaggio:

«Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.»

La prima frase del passaggio è stata tradotta in tedesco con l'espressione: "Der Geist geistet wo er will". Geist vuol dire spirito. È veramente interessante questa analogia posta dagli uditori delle lezioni di Jung. Sappiate che ci sono moltissime analogie con il testo della Bibbia o dei Vangeli nello Zarathustra di Nietzsche, solamente che tutto appare profondamente mutato e delle volte con un significato diverso.

L'albero è il simbolo della connessione tra la terra e il cielo. È il segno spirituale di due mondi completamente divisi: il materiale e lo spirituale. Più si affondano le radici nella materia, più ci eleviamo in alto nello spirito. Ma tutto questo prevede anche una connessione tra due opposti: il bene e il male. Strauss sostiene che questi due principi sono presenti nel giovane. Il giovane è sia buono che malvagio, il male in lui viene dall'invidia che nasce dalla sua grande ambizione. Il bene supremo, osserva Strauss, implica il male supremo. Al di là del bene e del male, qui si vuole andare: al di là della legge. Leo Strauss nota che già in Platone esiste una differenza tra chi rispetta la legge e chi intende trascenderla. Tuttavia, per quelli che vogliono trascenderla, in Platone, non esiste la creatività che c'è in Nietzsche. Platone non conosce la volontà di potenza. Il fatto che l'albero per elevarsi debba scendere in profondità con le sue radici, sostiene Jung, è un movimento compensatorio. Il ragazzo è salito tanto in alto, ma dovrebbe scendere altrettanto in profondità nella terra e radicarsi. Nel capitolo sul Pallido delinquente il criminale rifiuta il male, non può vederlo, infatti non sopporta l'immagine del suo atto: l'omicidio. Nel capitolo sul leggere e lo scrivere delle nuvole nere compaiono sotto Zarathustra, che è l'uomo che sta in alto. In quel capitolo questo negativo sta anche per le sofferenze umane di cui l'uomo leggero, saggio, che abita la punta del monte, si prende gioco e ride. In questo capitolo un giovane, che invidia Zarathustra, in quanto vorrebbe salire in alto ed essere elevato quanto lui, deve radicarsi nel male come l'albero. Il male è già nella sua anima, nonostante il fatto che voglia elevarsi. Ma non può elevarsi senza scoprire il male che è nella sua anima.

Quando Zarathustra pronuncia la frase: "nel male!", il ragazzo si illumina e afferma che Zarathustra è stato in grado di cogliere la natura segreta della sua anima. Ma a questo punto Zarathustra sostiene che non si possono conoscere certe anime, a meno che non vengano prima inventate. Il ragazzo comincia a parlare di sé e del proprio disagio. Il fatto è che lui sta crescendo, andando in alto, molto in alto, ma mano a mano che sale, sale il disprezzo, la solitudine e il desiderio. Se si sale molto rispetto agli altri si è soli, non si è compresi. Zarathustra risponde che questo vale anche per quell'albero. L'albero cresce e va in alto, ma se dovesse parlare, nessuno lo capirebbe. Dove vuole arrivare questo albero che continua a crescere e cresce oltre l'uomo e l'animale? L'albero cerca un fulmine che lo colpisca. A questo punto il giovane urla: sei tu Zarathustra quel fulmine!

Ecco perché lo evitava! Il ragazzo ritardava l'incontro con il suo fulmine, l'ora del suo tramonto. In questo momento il giovane manifesta la sua volontà di tramontare. È come se avesse compreso il messaggio di Zarathustra, quel messaggio che va da tempo portando in giro. Così Zarathustra gli dice che lui anela alla libertà, che cerca la libera elevatezza. Zarathustra sostiene di conoscere il pericolo che va correndo il giovane e lo prega di non perdere l'amore e la speranza. Lui è un uomo nobile, ma gli uomini nobili sono odiati dai buoni. Ci sono, tuttavia, degli uomini nobili che hanno perso la speranza, che sono diventati dei distruttori e dei dissoluti. Per questo Zarathustra raccomanda al giovane di non perdere la speranza.

Nel passaggio precedente Zarathustra pronuncia queste famose parole:

«Zarathustra sorrise e disse: "Certe anime non potranno mai essere scoperte, a meno che prima esse non vengano inventate."»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.40)

Jung nota che il verbo "inventare" viene dal latino "invenire". Mentre "venire" ha lo stesso significato dell'italiano attuale, "invenire" vuol dire "entrare". In questo senso "inventare" vuol dire "entrare in una nuova sfera".

Lampert ci spiega che, mentre nella prima parte del capitolo Zarathustra si riferisce all'invidia del ragazzo nei suoi confronti, nella seconda parla dell'invidia che provano gli altri per il ragazzo, il quale è un uomo nobile. L'invidia, tuttavia, può essere velenosa. Zarathustra insegna invece al giovane ad essere fedele al carattere rivoluzionario e creativo del nobile.

«Un tempo pensarono di diventare eroi: oggi sono dei dissoluti. Davanti all'eroe provano rimorso e orrore. Ma, in nome del mio amore e della mia speranza, ti scongiuro: non buttar via l'eroe che è nulla tua anima! Mantieni sacra la tua speranza più elevata!»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.42)

Zarathustra è l'eroe e questo giovane vuole essere un eroe come Zarathustra. Ma fintato che si vuole essere un uomo elevato come Zarathustra, è difficile essere un albero radicato nella terra. Jung sostiene che dietro tutto questo dialogo sta il fatto che Nietzsche stesso si identifica con quel giovane che vorrebbe essere Zarathustra e Nietzsche stesso aveva difficoltà a diventare un bell'albero radicato. Un uomo esposto alla tempesta (es. il vento che sconquassa l'albero), osserva Jung, ha bisogno della saggezza. Un uomo nobile rischia sempre di diventare semplicemente un buon uomo, perdere amore e speranza, non riuscendo a diventare un eroe.