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Delle cattedre delle virtù (spiegazione/Zarathustra)

Il saggio delle virtù del sonno

Zarathustra sente parlare di un gran saggio, maestro delle virtù e del sonno. Ha saputo che molti giovani siedono davanti a lui per ascoltarlo, anche Zarathustra decide di fare lo stesso.
Secondo Lampert questo testo e quelli immediatamente successivi trattano dei vecchi insegnamenti all'umanità, ne spiegano la natura e li criticano. In questa parte dell'opera si tratta della morale e dell'origine delle virtù. Il testo si intitola "Delle cattedre delle virtù" e Nietzsche probabilmente ha in mente le cattedre universitarie, in particolare quelle dell'università di Basilea.

Incomincia dunque il discorso del saggio, il quale elogia il sonno e chi è capace davvero di dormire. Egli sostiene che bisogna stare alla larga da chi dorme male e da chi sta sveglio la notte.

Chi è questo saggio? Lampert sostiene che nelle parole di questo saggio si può intravedere l'insegnamento di molti filosofi greci come Socrate, Platone, Aristotele o Epicuro. Lampert, dunque, cita molti nomi, ma io credo che due soli siano da porre in primo piano: Platone e Socrate. Nella Repubblica, infatti, Socrate sostiene che solo il virtuoso dorme bene e dice:

«Tuttavia non puoi negare che un uomo tanto più attingerà alla verità e tanto meno sarà vittima di mostruosi incubi notturni quanto più saprà darsi un sano e morigerato regime di vita, arrivando al sonno, con la sua anima razionale ben vigile, nutrita di ben argomentati ragionamenti e ricerche, e spingendosi fino alle riflessioni su se stesso, e poi anche con l’anima concupiscente non tenuta digiuna, ma neppure completamente sazia, affinché possa prender sonno e non divenga – o perché sta troppo bene o perché sta troppo male - motivo di turbamento per la parte superiore dell’anima. Questa invece dovrà essere lasciata libera di indagare in perfetta solitudine e di tendere al coglimento di ciò che ancora non conosce delle cose passate, presenti e future. Infine egli dovrà prendere sonno dopo che l’anima irascibile sia stata calmata, sì da non accingersi al riposo col cuore in subbuglio, mosso dall’ira nei confronti di qualcuno. In conclusione, un uomo potrà dormire solo quando due facoltà dell’anima sono ridotte allo stato di quiete, e la terza – quella che risiede nella ragione - sia tenuta ben attiva. In tale stato sai bene che egli attinge in grado massimo alla verità, e quelle visioni di sogno gli appaiono meno conturbanti.» (Giovanni Reale (a cura di), Platone. Opere complete, Bompiani, Milano, 2000, p.1286-1287)

A favore della mia tesi, tesi secondo la quale molto probabilmente il saggio è Socrate, si possono dire due cose: che il saggio come Socrate parla ai giovani della città; che Nietzsche odiava Socrate e che spesso ha visto in lui l'origine della morale, nonché dei peggiori mali nella filosofia. Il passaggio che ho citato per lo meno mostra che Socrate predicava il buon sonno e aveva un'idea chiara su cosa fosse necessario per dormire bene.

Leo Strauss sostiene che i termini "sonno" e "veglia" vanno presi in un altro senso: la vita e la morte. Dunque, sostenere che per dormire bene bisogna aver vegliato tutto il giorno vuol dire che la vita è una preparazione alla morte. Alla fine del testo di Nietzsche Zarathustra sostiene che i saggi come quello ha parlato cercano un sonno senza sogni. Leo Strauss si accorge subito che questo desiderio del sonno senza sogni è esattamente quello di Socrate. Infatti nell'Apologia di Socrate si legge:

«Ora, se la morte è il non aver più alcuna sensazione, ma è come un sonno che si ha quando nel dormire non si vede più nulla neppure in sogno, allora la morte sarebbe un guadagno meraviglioso. Infatti, io ritengo che se uno, dopo aver scelto questa notte in cui avesse dormito così bene da non vedere nemmeno un sogno, e, dopo aver messo a confronto con questa le altre notti e gli altri giorni della sua vita, dovesse fare un esame e dirci quanti giorni e quante notti abbia vissuto in modo più felice e più piacevole di quella notte durante tutta la vita; ebbene, io credo che costui, anche se non fosse non solo un qualche privato cittadino, ma il Gran Re, troverebbe lui pure che questi giorni e queste notti sono pochi da contare rispetto agli altri giorni e alle altri notti.» (Giovanni Reale (a cura di), Platone. Opere complete, Bompiani, Milano, 2000, p.45)

Anche questo passaggio tende a confermare che è il saggio di cui parla Nietzsche è Socrate.

Questo capitolo dello Zarathustra è diverso dalla maggior parte del testo. Qui Zarathustra, sottolinea Lampert, se ne sta seduto ad ascoltare un altro, non è lui stesso che parla. Il discorso è condotto dal saggio e non da Zarathustra. Il discorso del saggio è completamente antitetico rispetto a quello di Zarathustra, infatti il saggio predica la vecchia morale: la morale del povero. Egli incarna il vecchio modello: il saggio che insegna ai giovani, il saggio che ha autorità sui giovani.

Nella prima parte del discorso del saggio si nota un riferimento ai ladri che vanno in giro di notte silenziosi. Questo riferimento va collegato con quanto diceva il santo del Prologo a Zarathustra: che se cammini di notte per le strade le persone ti prenderanno per un ladro. Tuttavia, il saggio ammonisce non solo i ladri, ma anche le guardie notturne, ossia chi veglia la notte proprio per difendere delle proprietà dai ladri.

In seguito il saggio sottolinea l'importanza dello stare svegli il giorno per poter dormire bene la notte. Ora il saggio riferisce la sua ricetta per dormire bene: bisogna essere abbastanza stanchi, bisogna riconciliarsi con se stessi, bisogna trovare dieci verità e ridere molto per non avere mal di stomaco. A queste, come ultimo ingrediente della ricetta, si aggiungono le virtù: bisogna avere tutte le virtù, bisogna che queste non litighino tra di loro, bisogna anche onorare l'autorità, fare pace con Dio, non desiderare onori. Ma il sonno non è una semplice virtù, egli è il signore delle virtù. Il saggio sostiene di fare esercizio tutti giorni nell'arte del sonno. Ogni volta interroga se stesso se ha compiuto quegli atti necessari per dormire bene. Il sonno, badate bene, viene qui rappresentato con l'immagine di un ladro che ruba i pensieri.

Questo era il discorso del saggio. Sentito il discorso Zarathustra ride di cuore e pensa che, in fondo, questo saggio deve essere proprio un pagliaccio, ma certamente se ne intende di sonno e il suo sonno è molto contagioso. Il riferimento al pagliaccio non può passare inosservato. Di fronte alla folla, nei tre discorsi del Prologo, Zarathustra era apparso come un pagliaccio o un clown alle persone nella folla. Ora è quel saggio ad apparire a Zarathustra come un pagliaccio, ma in questo caso è già pronta una folla di ragazzi che lo prende sul serio. Zarathustra comprende subito in cosa consiste la virtù del saggio: stare svegli per dormire bene. Ecco cosa cercava l'uomo nelle virtù della morale: un buon sonno. Si dice, infatti, che chi ha una cattiva coscienza non dorme la notte. Siate buoni, dunque, così farete sogni d'oro e tranquilli. L'uomo di buona coscienza, dice la morale, dorme bene. Le virtù del dormiente sono le virtù oppiacee. Il tempo di questi virtuosi e questi saggi è completamente finito, infatti i vecchi valori sono crollati.

Il messaggio di Zarathustra è esattamente l'opposto rispetto a quello del saggio. Il saggio, predicando le virtù del sonno, non fa altro che predicare la pace dell'anima. Lo scopo dell'uomo è raggiungere la pace interna, secondo il saggio. Ma che pace interna può raggiungere un uomo che cammina su un cavo teso sopra l'abisso? Strauss sottolinea questo aspetto della condizione umana in Nietzsche. L'uomo che cerca la pace cerca la morte, vivere è pericoloso! Questo è il vero messaggio di Nietzsche: la pace è nelle tombe, ma chi vive nei cimiteri e vuole la pace diventa presto predicatore di morte. Se la vita è caratterizzata dalla volontà di potenza, allora la vita non conosce pace. Nietzsche, infatti, spiegherà molto più avanti che il superuomo ha le virtù del guerriero. È anche vero, tuttavia, come nota Jung, che Nietzsche soffriva di insonnia, che lui stesso non dormiva bene. Jung pensa che si tratti di moti dell'inconscio e che è normale in un soggetto come Nietzsche, il quale si propone di dare vita ad una nuova verità. Il processo di creazione, osserva Jung, parte sempre dall'inconscio e precede l'io.

L'intero testo si conclude con questa affermazione: «Beati questi sonnolenti, perché presto si appisoleranno.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.26) L'espressione "Beati" rimanda chiaramente ai Vangeli, ma in questo passaggio Zarathustra si fa beffe proprio della morale dei Vangeli, ossia la morale dei poveri.