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Delle mosche del mercato (Spiegazione/Zarathustra)

Il titolo in tedesco è "Von den Fliegen des Marktes", tradotto giustamente in italiano con "Delle mosche del mercato". Tuttavia è difficile rendere in italiano quel che viene reso in tedesco. Se ci pensate "Fliegen" vuol dire "mosche", ma "fliegen" è anche il verbo volare. È interessante questo, soprattutto se si legge la prima frase del capitolo in tedesco: "Fliehe, mein Freund, in deine Einsamkeit!"(Fuggi, amico mio, nella tua solitudine!). Si passa da "fliegen" a "fliehen", dal volo alla fuga.

L'oggetto del capitolo, nota Strauss, è la società, ma la società è rappresentata, di nuovo, dalla folla del mercato, come nel Prologo. L'uomo fa meglio a fuggire nella solitudine, spiega Strauss, perché non può essere se stesso nella folla, nella folla si può solo perdere se stessi.

Nel capitolo Del nuovo idolo Zarathustra presentava lo Stato come idolo della massa. Lo Stato si appella al collettivo, lo Stato tende al collettivismo. L'opposto dello Stato e dell'uomo della società è l'individuo, inteso come persona indipendente. Dunque, osserva Jung, il nemico vero dello Stato è il superuomo.

Nei primi capoversi troviamo due realtà contrastanti: da una parte la città, il suo mercato con la gente che fa rumore; dall'altra il bosco con i suoi alberi silenziosi. La vita della città viene contrapposta a quella solitaria nel bosco. Dove finisce la solitudine comincia il mercato, ossia comincia il fracasso e quel mondo di commedianti che sono gli attori della società. Sebbene il mondo ruoti attorno ai creatori di valori, sostiene Zarathustra, la fama e il popolo ruotano attorno ai commedianti.

Tutte le grandi trasformazioni nel mondo sono avvenute da parte di rivoluzionari, pensatori e grandi scienziati. Tuttavia, se leggiamo la biografia di queste persone, ci accorgiamo che spesso hanno vissuto una vita da miserabili, che sono diventati famosi tardi e gli hanno riconosciuto i meriti solo dopo che erano morti. Spinoza, tanto per fare un esempio in filosofia, è un grande filosofo, un ben noto classico, ma nella vita faceva il pulitore di lenti in Olanda. La società non dà valore a questi individui, sebbene lo meriterebbero. L'innovatore è pericoloso, Zarathustra lo sa perché lui stesso è un innovatore. Se invece vediamo la vita dei grandi politici, degli uomini di potere e dei grandi capitalisti, noteremo che hanno avuto fama e gloria, che sono stati adorati spesso dal popolo, ma non sono loro che hanno determinato i grandi cambiamenti nella storia. Loro spesso hanno voluto conservare le cose come erano, opponendosi ad ogni forma di innovazione. Quando Zarathustra parla dei creatori ha in mente il superuomo, ma in tedesco troviamo anche la parola "Erfinder", che è l'inventore.

Nel primo passaggio si nota un riferimento all'albero, anche questa volta in senso metaforico. Anche questa volta perché Zarathustra ha già usato l'albero come metafora nell'Albero sul monte. In quel capitolo sosteneva che l'albero affonda le sue radici nella terra per innalzarsi verso il cielo. Questo serve all'albero anche per tenersi saldo, quando viene sconquassato dal vento. In questo caso dell'albero Zarathustra ci dice che se ne sta solo, isolato, nel più assoluto e rispettoso silenzio. Già prima l'albero era connesso alla solitudine: un giovane ragazzo solo, appoggiato a questo albero solitario, per una strada solitaria su un monte, laggiù, isolato dalla città di Vacca Pezzata. Vediamo i due capitoli al confronto:

«"Se volessi scuotere questo albero con le mie mani, non ci riuscirei. Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole. Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e ci piegano. (...) Ma è per l'uomo come per l'albero. Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l'abisso - verso il male".»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.40)

«La foresta e il macigno sanno tacere dignitosamente con te. Sii di nuovo simile all'albero che tu ami, dalle ampie fronde: tacito e attento si leva sopra il mare.»

(Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.51)

Il tema del mercato, opposto a quello della foresta, ci rimanda al Prologo. Prima Zarathustra incontra il santo nel bosco, poi va dagli uomini nella città e li trova al mercato. Gli uomini non badano ai discorsi dell'innovatore, loro vogliono assistere all'esibizione del funambolo, un funambolo che verrà ucciso da un pagliaccio, ossia da un buffone. Zarathustra ritorna al mercato, non per fare un discorso pubblico, ma un discorso privato rivolto a persone precise. Il mercato in questo caso rappresenta anche un luogo di scambio di idee. Si noti come l'agorà greca fosse sia il luogo del dibattito politico, sia il luogo del mercato. 

I commedianti sono considerati dal popolo grandi uomini. Questi uomini ogni giorno hanno nuove credenze e nuove fedi, anche i loro umori sono mutevoli. Essi vogliono dimostrare e persuadere, ma sconvolgono e danno di testa. Quelli che il popolo considera grandi uomini, sono per Zarathustra dei buffoni.

Chi sono questi uomini di cui parla Zarathustra? È possibile che parli dei politici, ma è solo un mio sospetto.

Questi commedianti pretendono un'immediata approvazione o un immediato dissenso. Possono dire di sì, oppure possono dire di no. Ma Zarathustra sa bene che non è in questo modo che si trova la verità. La verità non sta al fianco dell'assoluto, egli afferma. Questo significa che la verità non è assoluta, ma sempre relativa, perciò la verità non è un sì o un no, un 1 o uno 0.

Il grande uomo, non il commediante (Schauspieler), va via dal mercato e rifugge la fama. Il grande uomo è il creatore dei valori (der Erfinder = l'inventore). Qui Nietzsche gioca spesso con queste parole: fliehen, Fliegen. Fuggite dalle mosche, fuggite dove l'aria è più pura. Zarathustra sconsiglia di attaccare le mosche perché sono troppo numerose e continua a ripetere che le mosche vogliono sangue. Loro adulano l'uomo grande, ma in realtà lo considerano colpevole delle sue virtù. Queste mosche sono invidiose e bramano vendetta, esse non vogliono altro che succhiare sangue. Allora Zarathustra continua a suggerire la solitudine al grande uomo.

Jung immagina il volo delle mosche velenose come giornali e slogan che si diffondono tutti i giorni. Dalle mosche velenose si può essere infetti. Il riferimento al sangue, sostiene Jung, deve rimandarci all'infezione, alla malattia che si diffonde, alla malattia contagiosa.