metamorfosi

Delle tre metamorfosi (spiegazione/Zarathustra)

Metamorfosi: cammello, leone, fanciullo

All'inizio del testo Zarathustra denomina tre metamorfosi dello spirito: il cammello, il leone e il fanciullo. Dopo di ché Zarathustra afferma che l'uomo forte è l'uomo che anela a portare cose pensanti. Successivamente si chiede quali siano queste cose pensanti e quale sia la più pesante tra queste. Gli uomini forti sono qui designati come degli eroi (Helden) e le domande vengono rivolte a loro. Zarathustra nomina alcuni elementi considerati pesanti e difficili da sopportare da parte dell'uomo: l'umiliazione, essere malati e non avere persone che ci consolino, dover rinunciare alla propria causa proprio nel momento di vittoria, amare chi ci odia, ecc.

In Così parlò Zarathustra Nietzsche usa spesso l'espressione "cosa pesante". Per esempio molto più avanti parlerà di "pensieri di piombo". Tutta la sfida di Zarathustra all'uomo ha a che fare principalmente con questo: essere capaci di sopportare il dolore. Di fronte al dolore gli uomini hanno due strade davanti: possono cercare di fuggirlo, arrivando sino a negare la vita, preferendo la morte, la quale eliminerebbe ogni sofferenza; possono cercare in ogni modo di vivere con il dolore, questa è una delle grandi sfide di quell'uomo che ha scelto di amare la vita. In questo passaggio si nominano tante cose pensanti, ma sembra che Zarathustra non cerchi semplicemente una cosa pensante, ma la più pesante di tutte. Questa cosa, come si intende successivamente, sono proprio i valori e il dovere.

Lo spirito che porta su di sé tutti questi pesi viene rappresentato da Nietzsche con l'immagine del cammello che corre nel deserto. Una volta che lo spirito vuole diventare signore del deserto e libero, ecco che si tramuta in un leone. Il leone comincia una battaglia per la libertà, per diventare vero padrone di sé. In questa battaglia si scontra contro il drago. Il drago, dice Nietzsche, rappresenta lo spirito della morale, lo spirito del dovere. Il "tu devi" viene qui opposto all'"io voglio". Il drago è il dio o il signore possente che impone l'obbligo e il dovere all'uomo. L'uomo deve essere un leone per sfidare questo drago e combattere contro il suo ultimo dio.

Il cammello è l'animale che porta i pesi sulla schiena. Qualche volta questa figura nel testo viene sostituita da quella dell'asino. Il cammello esegue semplicemente il dovere. Il cammello accetta la vita per rassegnazione e non conosce nessuna libertà. Come molti animali addomesticati dall'uomo, il cammello ama il padrone perché sa che gli dà il cibo. Il leone, invece, è l'animale che rappresenta la libertà. Esso è la forza dell'"io voglio" contro l'"io devo" del cammello. Il leone, per essere libero, deve vincere ogni signore e diventare lui stesso signore della sua terra o del suo deserto. All'uomo è stato detto che i valori sono eterni e che sono uguali per tutti. Chi ha consegnato questi valori, come accade in Mosè nella Bibbia, è un dio. Questo dio è rappresentato ora da Nietzsche con un drago.

Jung aveva già spiegato che Ushtra, parte finale del nome di Zarathustra, significa in persiano "cammello". Il cammello viene inteso da Jung come un'attitudine da mettere in pratica nel caso in cui ci troviamo di fronte a dei compiti difficili. Il cammello è parsimonioso e vive nel deserto, dove non c'è molto cibo o acqua. Così il cammello ha due gobbe dove può conservare l'acqua di scorta per affrontare la durezza della vita nel deserto. Il cammello è l'animale del deserto, egli abita un luogo vuoto. È questo svuotamento, questo regno del nulla, tipico dell'era nichilista che va compreso. Nietzsche afferma: il deserto cresce, guai a chi abita deserti! Bisogna essere cammelli per sopravvivere nel deserto. Ma cosa rappresenta questo deserto? Jung suggerisce che il deserto rappresenta quel nulla che raggiunge una persona una volta che ha messo in discussione tutto ciò che sapeva e tutto ciò in cui credeva. Abbandonate tutte le credenze religiose, senza più alcuna fede, dopo la morte di Dio, l'uomo abita un deserto. Il deserto cresce e infatti il nichilismo dilaga. Jung, infatti, dice: "Se non sei soddisfatto con il porridge che mangi a casa, allora dovrai mangiare sabbia nel Sahara." Quando si diventa cammelli, ci si può muovere nel deserto, ma presto, liberi da ogni costrizione, si diventa dei leoni. Due cose possono accadere dice Jung: o ci si considera delle vittime, uomini soli nel deserto; oppure ci si considera signori del proprio deserto, se non addirittura dei. Si diventa dei solo se prima si uccide il proprio Dio. Bisogna dunque uccidere il drago. Jung qui nota una correlazione tra la storia di San Giorgio e il discorso di Nietzsche, solamente che cambia completamente il significato. Il drago per i cristiani rappresenta Satana e il diavolo, dunque Nietzsche dà del diavolo a Dio. La lotta contro il drago è la lotta contro il moralismo, spesso identificato da Nietzsche con Kant, ma, osserva Jung, è un'operazione che serve per difendere un'altra morale. La morale in generale si basa sue due elementi: le leggi morali e la libertà. Le leggi morali prescrivono cosa deve o non deve fare un soggetto. La libertà è essenziale perché non c'è morale senza responsabilità. Infatti non posso condannare moralmente nessuno, a meno che non presupponga che questo qualcuno abbiamo compiuto un atto libero. Tuttavia, Jung nota questo: se noi facciamo tutto per dovere, non agiamo per nostra volontà, dunque non esiste più morale. Un ladro in prigione, secondo l'esempio di Jung, non ruberà nulla perché non c'è niente da rubare, dunque non può dimostrare di non essere più ladro. Tuttavia, dice Jung, se lo mettete a lavorare in banca e non ruba nulla, allora sì che può dimostrare di non essere un ladro. Il problema è che deve volerlo. Dunque l'io voglio del leone è interpretato da Jung come affermazione morale di responsabilità delle proprie azioni. Il leone, secondo Jung, è come l'eroe del mito che combatte il drago per liberare la giovane vergine. La vergine rappresenta l'anima e il leone deve liberarla dalla sua prigionia. Quella stessa vergine è anche la vita che deve essere liberata dall'imposizione del dovere da parte del drago. Il leone mira a distruggere i vecchi valori, che è quello che fa chiunque voglia crearne dei nuovi. A causa di questo comportamento distruttivo è visto come un criminale.

Secondo Lampert, uno degli interpreti dello Zarathustra, i tre stadi (cammello, leone, fanciullo) sono delle fasi necessarie, attraverso le quali i compagni di Zarathustra dovranno necessariamente passare. Bisogna vedere queste trasformazioni in continuità con quello che Zarathustra ha detto nel Prologo, per esempio quando incomincia a definire le caratteristiche dei compagni che sta cercando. In realtà già il cammello ha qualcosa di eroico in sé. Non è semplice essere cammelli, infatti il cammello deve portare grandi pesi. Se non si è capaci si può cadere stremati sotto il grande peso. Il cammello rifiuta il comfort di ogni comunità per portare sopra di sé tutto le difficoltà della vita. Ma il cammello deve diventare leone, se il cammello aspira a diventare libero. Il leone rappresenta, secondo Lampert, l'aspetto bestiale e distruttivo dello spirito. Il leone, infatti, deve distruggere il vecchio ed eliminare i valori esistenti. Lo spirito eroico del leone, afferma Lampert, non è solo per amore dell'onore, ma per amore della vittoria. Il leone vuole essere signore, dunque cerca il dominio, come qualsiasi bestia feroce. Questo tema ricorre spesso nei testi di Nietzsche, quello della "bestia bionda" o della volontà di potenza come volontà di prevaricare l'altro. Questa volontà di potenza, finché rimane una volontà puramente distruttiva, non esce dalla sfera del bestiale e dell'animale. L'atto crudele del leone, quello della distruzione dei valori e del vecchio, lascia l'uomo senza patria, signore, appunto, di un deserto. Proprio per questo le cose non finiscono qua. Manca la capacità di creare, per questo c'è bisogno di una terza metamorfosi dello spirito.

Non basta il leone, lo spirito deve subire anche una terza metamorfosi: quella del fanciullo. Il fanciullo non ha solo la volontà di potenza, il fanciullo è quell'eterno sì alla vita, l'accettazione dell'eterno ritorno. Il fanciullo è l'innocenza e l'oblio. Esso è il primo moto. Ogni volta il fanciullo guarda alle cose con occhi nuovi e vede cose nuove, anche se i suoi occhi si sono già posati su di esse.

Mentre il leone opera attraverso un "no", il fanciullo opera attraverso un "sì". Il fanciullo è essenzialmente un creatore. Lui davvero, meglio del leone, può creare nuovi valori. In questo passaggio sul fanciullo Jung sottolinea l'espressione tedesca usata da Nietzsche: "das aus sich rollende Rad" (la ruota che ruota da se stessa). Con questa espressione si intende che il moto della creazione parte dall'interno e non viene dall'esterno. Secondo Jung ogni creazione viene da noi stessi, dal nostro interiore, mentre il mondo esterno ci dà solo alcune opportunità da cogliere al volo. Fuori non c'è nulla di nuovo, c'è solo il vecchio drago.

La terza metamorfosi secondo Lampert rappresenta lo spirito che rinasce. Lo spirito è qui libero dalla rivolta. Dopo aver distrutto con le zampe del leone, ecco che lo spirito rinasce come fanciullo. Quello spirito che prima era spirito di negazione, sia che fosse un cammello sia che fosse un leone, ora è lo spirito dell'affermazione. Lampert sostiene che tutte queste tre trasformazioni non rappresentano gli stadi finali attraverso i quali l'uomo deve passare per diventare superuomo, ma rappresentano il discorso iniziale, le prime tappe di cui Nietzsche parla nel primo libro dello Zarathustra. In particolare, Lampert sostiene che il santo del secondo paragrafo del prologo è già diventato un fanciullo.

Leo Strauss opera diversamente. Secondo Strauss le tre metamorfosi sono da intendere come i tre grandi stadi nella filosofia di Nietzsche: il Dio vivente (cammello), la morte di Dio (leone) e il superuomo (fanciullo). Il cammello rappresenta la figura dell'uomo religioso, dell'uomo del "tu devi". Il leone, invece, secondo Strauss, è il nichilista, colui che distrugge i valori e si trova senza casa, ad abitare un deserto. A questo punto l'uomo ha due strade: l'ultimo uomo; il superuomo. Edonismo politico, utilitarismo, fantasie da realizzazione di un paradiso sulla terra, benessere consumista, appartengono tutti all'ultimo uomo. La nostra epoca è piena di ultimi uomini. Non è ancora venuto questo superuomo? Il superuomo nelle tre metamorfosi è rappresentato dal fanciullo. Leo Strauss pensa ci possa persino essere una relazione tra le tre metamorfosi di Nietzsche e i tre stadi della dottrina di Comte sulla storia: il teologico, il metafisico e il positivo o scientifico.

Secondo Jung le tre metamorfosi vanno viste come un processo di individuazione, all'interno del quale il fanciullo ne rappresenta la fase finale. La ruota del fanciullo, secondo l'interpretazione di Jung, rappresenta un mandala. Essa è il sole e il sole è uno dei simboli dell'individuazione. In Nietzsche l'elemento solare è spesso rappresentato dall'apollineo, fattore individuante. Tuttavia il sole compare spesso nella Zarathustra, ad esempio all'inizio del prologo. Mentre in quel momento il sole viene rappresentato nel processo del tramonto, ora diventa un segno di rinascita o una nuova alba.

Nella parte finale della sezione ci viene riferito che Zarathustra soggiorna ora nella città chiamata "Vacca Pezzata". A cosa si è ispirato Nietzsche nel pensare la città preferita di Zarathustra? Nel testo di Jung si dice che Nietzsche avesse in mente la sua Basilea. Tuttavia in una nota del testo di Jung sullo Zarathustra si legge che "Vacca pezzata" è la traduzione letterale del nome della città "Kalmasadalmyad", una delle città visitate da Buddha nelle sue passeggiate.