Cioran

Funesto Demiurgo di Cioran (spiegazione/riassunto)

Un opera molto interessante del filosofo rumeno, che si divide in sei parti ben distinte, la prima è il funesto demiurgo, la quale tratta di questa divinità demoniaca che secondo la tradizione gnostica avrebbe rinchiuso noi in una realtà materiale; la seconda parte si intitola, gli dei nuovi, la quale tratta del paganesimo, del passaggio al cristianesimo e della morte di Dio; la terza parte si intitola paleontologia, la quale narra delle passeggiate e delle impressioni che ha avuto Cioran mentre stava in un museo di scienze naturali; la quarta parte si intitola, incontri col suicidio, dove tramite quello che potrebbe essere detto dei frammenti, argomenta le sue tesi sul suicidio e le sue osservazioni, senza poi essere tanto pro o contro; la quinta parte si intitola il non-liberato, in cui parla a dispetto del titolo di una forma di liberazione che passa attraverso la rinuncia e l’affermazione del vuoto; nell’ultima parte, i pensieri strangolati, possiamo trovare una lunga serie di aforismi sugli argomenti più svariati, che spesso e volentieri riprendono anche argomenti precedenti, nel classico stile di Cioran. Nella versione dell’adelphi, sono 161 pagine, ma dato che un libro non si misura in base alla sua lunghezza, questo può essere considerato un buon libro e mentre cercherò di parlarvi di esso vorrei cercare di dimostrarvi questa tesi. 

1 SUL TITOLO:

Mi sembra chiaro che il titolo non sia stato scelto a caso, anzi l’allusione è ovvia ed un rimando alle dottrine di tipo gnostico. Il demiurgo, che in Platone era colui che aveva plasmato la materia ispirandosi alle idee e all’idea del Bene, nello gnosticismo è divenuto un  creatore di una creazione falsata, un crudele dio che ha rinchiuso le anime nella materia e ha permesso che noi cadessimo in una esistenza fatta di sofferenza e di dolore. Gli gnostici, in pratica sostenevano un pessimismo radicale, per il quale il male stava nella creazione, stessa in quando dicevano che la vera storia era già compiuta e questa era avvenuta nell’Eon, che poi alla fine è un altro modo, uno dei tanti per dire l’Uno. Non solo c’era un demiurgo malefico ma c’erano anche altri antagonisti, ovvero gli arconti che possono essere visti quasi come dei demoni. Nella dottrina gnostica poi si parla anche di alcuni eletti che possiedono, una cosa che si chiama la scintilla ( ovvero, l’anima), i quali devono liberarsi dalla loro condizione per poi poter liberare il resto dell’umanità. È quindi abbastanza evidente che Cioran, quando ha scritto quel titolo, il riferimento era proprio a quelle credenze li, a quelle credenze che pensano che il dio della bibbia sia un dio cattivo e vedono tutto al contrario, quasi. Spesso nel libro ci sono riferimenti a gnosticismo e ai Catari, che alla fine coltivavano una forma di gnosticismo evoluto. Ai giorni nostri non si sente parlare molto di gnosticismo, ma anche se noi non lo sappiamo siamo molto gnostici , anche solo per il fatto che consideriamo il male come un principio al pari del bene, un affermazione contro cui si erano opposti molti filosofi della tradizione, tra cui Agostino e Plotino., che se mai vedevano il male come assenza di bene. Inoltre il demiurgo lo si trova anche nella religione egiziana, il quale cambia nome a seconda di quale tipo di creazione di accetti cambia, nome, ad esempio nella creazione di secondo Tebe, è Ammone, in quella secondo Menfi è Ptah ecc.., in ogni caso anche qui il demiurgo ha origine da qualcosa di superiore che si chiama Nun, per gli egiziani, il quale è un oceano primordiale da cui tutto ha avuto inizio.

2 IL FUNESTO DEMIURGO:

Ora che abbiamo capito le origini del termine, non ci resta che vedere che cosa dica Cioran a proposito di questo. Cioran in effetti sembra essere preponderante verso questa idea del demiurgo, anche se come confesserà molto più avanti, nonostante le sue inclinazioni gnostiche lui alla fine riesce sempre a salvare il suo scetticismo. In effetti ci viene facile anche a noi essere preponderanti verso un’idea di gnosticismo, in fondo l’idea che il creatore sia buono, non c’è bisogno di confessarcelo, ha fallito, infatti troppo a lungo ci siamo chiesti da dove veniva il male, quando era così chiaro ed evidente e oggi ancora più è il nostro pane quotidiano. Sarebbe più facile invece cominciare dal dato del male e poi dedurre tutto il resto, con questa mossa avremmo risolto i problemi, giungeremmo alla conclusione gnostica e non dovremmo nemmeno porci la domanda da dove viene il bene, tanto nel nostro mondo il bene non esiste e se c’è è una vera rarità; ma anche in questo caso essendo il bene meno evidente del male, allora la nostra soluzione sarebbe più probabile di sicuro di quella persona che a posto prima di ogni cosa, il bene, trattando il male come assenza, sebbene esso sia così evidente!. Dire che il male è solo apparenza o che è assenza è insultare chi soffre , che per lo più è l’umanità stessa intera, anche se buona parte di essa non sa di soffrire e si annichilisce nell’ignoranza e nell’alcool. Cioran stesso lo aveva detto nel libro: 

“ il bene è ciò che fu o sarà, ciò che mai è.” ( Cioran) 

Infatti il bene deriva dalle illusioni o da chi vive pensando ad un progresso, nel primo caso il bene si può porre sempre in un futuro che sempre futuro sarà e che non si realizza mai; nel secondo caso anche colui che crede nel progresso, pone un bene nel futuro del quale non vedrà mai la realizzazione, lo stesso Cioran diceva che si può credere nel progresso solo a patto che si pensi che un andare incontro alla morte sia un progresso. Il demiurgo poi in Cioran sembra avere un delegato, il demonio, il quale sarebbe colui che ha forgiato la storia. Lo avevo già detto in un blog che si intitolava: “essere contro la storia”, che la storia non è stata fatta ne dall’uomo ne per l’uomo, la storia era già una prigione, una spirale circolare in cui rinchiudere e dannare l’uomo. La storia ho sostenuto che era un cerchio in cui il divenire delle lacrime sempre più intenso si ripeteva all’infinito, come non dire che la storia non sia la trappola per le nostre coscienze. Anche Cioran, qui sembra avere una visione pessimistica della storia, anzi devo ammettere che lui la includeva tra i suoi nemici, tra quei nemici che doveva combattere con i suoi aforismi. Alla fine però vediamo che Cioran , come sempre riesce a vedere qualcosa di positivo del demiurgo, o quanto meno una sua utilità, quando afferma: 

“ Il dio cattivo è il più utile che sia mai esistito” ( Cioran) 

Il demiurgo sarebbe utile perché in esso troviamo tutti i nostri vizi e all’interno di tale dio possiamo inserire i nostri difetti, il che ci da po’ di sollievo. Oltre tutto il dio cattivo spiega quel male che noi non riusciamo a spiegare altrimenti e soddisfa il bisogno metafisico, perché ci da una risposta, la quale seppur pessimistica ci permettere di fare un passo avanti verso la verità. Se qualcosa ci accade di brutto, aggiungo io,  possiamo dare la colpa a lui, prima pensateci bene non potevamo farlo, perché lo pensavamo buono. Arrivati a questo punto però Cioran poi formula un'altra ipotesi sul creatore, il quale viene visto come un essere dormiente, che  si sia svegliato di colpo e abbiamo cominciato ad essere frenetico, non curante dei suoi atti. In entrambe le ipotesi pensiamo che sarebbe stato meglio se il creatore non avesse mai creato, se il creatore avesse continuato quel suo bel pisolino, così che noi non dovessimo soffrire un esistenza infernale. Detto questo Cioran sembra quasi arrivare alle radicali soluzioni degli gnostici, ovvero quello di non procreare, di smettere di fare figli, anzi gli gnostici avrebbero pensato anche peggio chissà a qualcuno sarebbe passato per la testa di uccidere l’umanità , tanto per lui non sarebbe stato che un bene, come quando Cioran voleva schiacciare quell’insetto sul tavolo, per fare si che non dovesse più patire le sofferenze della vita; alla fine però lo lascia vivo perché era curioso di sapere dove mai volesse dirigersi. Ora anche se il non procreare sembra una decisione troppo radicale, è quella che poi però si addice di più come conclusione a questo tipo di credenza, l’altra via , forse anche po’ più saggia è l’ascesi. La questione sul perché procreare la si trova anche in Leopardi e Schopenhauer, due pensatori che alla fine hanno qualcosa in comune con lo gnosticismo, in quanto tutti e due vedono come la creazione sia  un male. Nel caso di Leopardi che importanza ha se non di chiama demiurgo e si chiama semplicemente natura, quest’ultima alla fine pensa solo alla sopravvivenza della specie, non all’individuo, il quale viene sacrificato a scapito della specie stessa, inoltre la natura esercita la sua potenza , in terremoti, eruzioni vulcaniche senza curarsi delle vittime; la soluzione di Leopardi a tutto ciò è l’ascesi, che come si vede meglio poi in Schopenhauer è una forma di ascesi, in quanto è negazione della realizzazione del proprio desiderio, negazione del proprio interesse a scapito dell’interresse altrui. Schopenhauer aveva posto come principio la Volontà, la quale è una sola e si oggettiva nei fenomeni, ma quando essa stessa oggettivandosi nei singoli deve affermare se stessa, finisce per ostacolarsi da sola e scontrarsi contro se stessa, provocando il dolore degli individui in cui essa stessa si è oggettivata. 

1 GLI  DEI  NUOVI: 

In questa seconda parte come ho già detto Cioran, tratta del paganesimo, del cristianesimo e della morte di Dio. Prima di tutto fa un paragone tra cristianesimo e paganesimo , nel quale sembra prediligere il paganesimo, infatti afferma che il cristianesimo non rappresenta nessun progresso rispetto al paganesimo, ma se mai un regresso, infatti prima con tanti dei se ne poteva scegliere alcuni secondo il proprio gusto, secondo la propria inclinazione e il proprio bisogno. In effetti prima l’uomo poteva ritenersi più agevolato avendo un dio per ogni funzione, ciascuno aveva il suo e questi dei poi avevano un aspetto corporeo il che rappresentava poi anche una certa ricchezza nella religione pagana, a dispetto di quella cristiana che era molto più povera. È interessante poi anche notare come, in realtà un certo politeismo si sia trasferito nel culto dei santi e che quindi non sia mai morto, il che ha soddisfatto questo bisogno di pluralità dell’uomo; potremmo quasi dire che il vero dio astratto è esistito per lo più per i filosofi e per i teologi.  L teologia dobbiamo ammettere, non ha fatto che sostituire  i miti o se non li ha sostituiti, quanto meno come dice Cioran essa allora deve rappresentare una forma regredita del mito; il mito faceva parte della ricchezza della religione pagana, mentre la teologia è impoverimento nonostante tutto. Alla fine però Cioran sempre coerente con se stesso, afferma: 

“ Più si fruga in questo soggetto, più si scopre che i soli ad avere capito qualcosa sono color che hanno optato per l’orgia o l’ascesi, i debosciati o i castrati” ( Cioran) 

Il soggetto è Dio; ma devo dire che se noi pensiamo al demiurgo di prima nulla ci sembra più vero di questa affermazione, infatti chi pratica l’orgia sembra essere una persona che vuole godere, data la nostra schiavitù alla carne, al massimo dei piaceri che  può offrire e non solo non dimentichiamoci che l’orgia ha anche un significato spirituale perché rappresenta la connessione di tutti sessualmente con tutti e veniva praticata durante i riti a Dioniso, nel secondo caso invece l’asceta è colui che attraverso la pratica della negazione, cerca di liberarsi da questo mondo, dalla sottomissione  ad esso. Oggi però ci è cara l’affermazione di Nietzsche, quella della morte di Dio, che viene semplicemente vista da Cioran come la fine del cristianesimo e la venuta di un nuovo credo , d’altronde in qualche modo l’umanità dovrà dare almeno una nuova risposta, crollato il cristianesimo, al bisogno metafisico. Nietzsche stesso , come aveva già fatto il poeta tedesco Novalis, parlava di nuovi dei; secondo il filosofo il nuovo dio coinciderà con Dioniso, anche se non è tanto nuovo, ma in fondo per Nietzsche tutto ritorna, quindi è ammissibile.   Infondo gli atei non sono nemmeno propri di quest’epoca, sono solo passeggeri,  di essi Cioran diceva questo: 

“ Gli atei che così ricorrono all’invettiva, dimostrano chiaramente di prendere di mira qualcuno. Dovrebbero essere meno orgogliosi; la loro emancipazione è meno completa di quello che pensano: si fanno di Dio esattamente la stessa idea di chi crede” ( Cioran) 

In fondo che gli atei lo ammettano o no, non hanno fatto nient’altro che tenere in vita Dio ancora a lungo, perché appunto prendendo di mira così tanto questo soggetto, le loro invettive non avrebbe senso se lui esistesse, diciamo pure che sarebbero spreco di tempo; invece proprio dietro loro quel Dio che adesso si dice morto si era nascosto e viveva nelle loro negazioni. Dopotutto come dire però che il cristianesimo sia morto, in fondo noi continuiamo a vivere di avvenire, viviamo in un tempo rettilineo di cui immaginiamo una placida fine, comunque un progresso verso una cosa simile; mi sembra chiaro che tutto questo è preso da quell’ottimismo che aveva infettato il cristianesimo già da tanto tempo, quel cristianesimo che vedeva nella fine il Giudizio, durante il quale i vincitori sarebbero stai vinti e condannati eternamente, mentre i vinti sarebbero divenuti vincitori e sarebbero stati premiati. Insomma ammettiamolo siamo tutti un po’ come cultura e il resto influenzati dalla dottrina cristiana.

2 PALEONTOLOGIA:

Cioran comincia questa parte dell’opera raccontando un episodio personale, cosa che fa spesso e che alla fine permette a lui di mostrasi nei confronti del lettore stesso al pari di un amico. Cioran confessa di essersi trovato in un girono di pioggia, in cui data la distanza di casa, dato che non sapeva dove ripararsi era entrato in un museo di scienze naturali. Entrato nel museo ebbe l’opportunità di contemplare delle ossa di animale, disposte in modo da ricostruire l’animale stesso, completamente lisce, scarne; confessa che tale visione gli abbia procurato un senso di serenità, infatti almeno quegli scheletri erano libere da desideri, dall’oppressione della carne. In effetti anche se lo scheletro viene attribuito al macabro, questo per una errata concezione che forse viene dal cristianesimo e dalla loro rappresentazione della morte, mentre il realtà lo scheletro dovrebbe conferirci quella sensazione di pace e di liberazione, così come sembra sia stato per Cioran, infatti il filosofo afferma:

“ Lo scheletro ci sprona alla serenità; il cadavere alla rinuncia” ( Cioran) 

Già i buddhisti solevano frequentare i carnai, per mettersi alla prova in un certo senso, ovvero per mettersi alla prova per vedere quanto loro riuscivano a resistere ai piaceri della carne. Così il cadavere data la sua conformità ci spinge a rinunciare alla carne, in quanto sembra che il cadavere sia l’orrenda vera natura del corpo, al di là degli illusori piaceri che può offrirci e se noi guardiamo un cadavere, vediamo come possa essere senza il nostro io, come sia dunque realmente, ovvero mero vuoto contenitore, gabbia. Ora però in Cioran, non è che ci sia qualcosa di veramente spiritualistico, anche se cita sempre Buddha, o i Veda o altri testi orientali, lui alla fine lo si può considerare un nichilista, incline allo scetticismo, per cui nulla e più reale del vuoto stesso e lo si vede anche qui: 

“ Tutto ha l’aria di esistere, e non c’è niente che esista”  ( Cioran) 

In fondo per Cioran, come era già per Schopenhauer non si può dire se la realtà sia sogno o no, questo è un vero dilemma di cui non si può dire nulla, anzi più spesso Cioran sembra propendere nel pensare che la realtà sia irreale, ma il nichilismo di Cioran è più visibile nella quinta parte , quindi approfondirò nel commento a quella parte. Dopo di che, Cioran confessa che nel museo è tornato tutti i giorni, perché come dire quella di contemplare degli scheletri, può far ridere, lo so , ma è diventata una vera terapia, infetti la cosa ci da un’altra visione della morte che  è più serena, una morte bianca, una morte che pace, una pace che si può trovare nello scheletro che adesso sta la e gioisce innalzato sopra le disgrazie della carne. Diciamo che in questo senso è molto chiaro Cioran nel definire quanto, sensazioni come la paura intacchino tanto il corpo e sembrano ad esso inscindibili e di come lo scheletro sia libero e sereno, infatti:

“ Stento a credere fino a che punto la paura aderisca alla carne; le rimane incollata, ne è inseparabilmente o quasi indistinta. Quegli scheletri non la subiscono, scheletri felici!” ( Cioran) 

Il nostro problema più grosso è che noi nella nostra vita non riusciamo ne distruggere l’odio, ne l’amore , non riusciamo a fare nulla di tutto ciò, ma se mai riusciamo ad attenuarli; anche perché se fosse così semplice, come afferma Cioran, basterebbe per essere felici pensare alla morte. Tuttavia Cioran che è così vicino al buddhismo, ammette l’esistenza di una soluzione , che è quella del risveglio, un risveglio che è spirituale, che deriva dal grado di consapevolezza della realtà. Alla fine il risveglio spesso coincide con un affermazione pessimistica sulla realtà, ad arrivare proprio portati dal pessimismo a praticare la rinuncia e coltivarla sempre più. Della rinuncia però ne discute di più nella quinta parte. Per ora del risveglio afferma che questo è indipendente dalle capacità intellettuali, infatti vi sono geni che non sono per nulla dei risvegliati e ci sono degli inetti, più risvegliati di certi geni. 

3 INCONTRI COL SUICIDIO: 

“ Il suicidio è un compimento brusco, una liberazione folgorante: il Nirvana mediante la violenza”  ( Cioran) 

Cioran, in effetti era uno tra quelli ossessionati dal suicidio, ma che poi alla fine non aveva commesso mai, anche perché come dice lui non è quella persona ossessionata dal suicidio  che riesce a compiere questo fatale atto, ma quella persona che giunge in un attimo di non pensiero, quasi di vuoto, si veda la difficoltà che aveva Kirillov nel farlo. Il suicidio viene prese tanto in generale da Cioran come un atto che da la libertà, una liberazione in fondo, un atto che viene proibito e che è stato proibito nei secoli a causa di una, come la definisce lui, cospirazione contro il suicidio. Lui come altri filosofi sembra aver colto la paradossalità del suicidio, già Schopenhauer aveva detto che il suicidio era paradossale proprio perché è l’ultimo tentativo disperato affermare la volontà di vivere, così anche in Cioran è paradossale perché l’uomo che si suicida non si riconosce e non vuole riconoscersi in nessun suo atto, eppure è costretto a riconoscersi nell’atto stesso del suicidio; capite che genialità questo pensiero di Cioran? Fantastico no?. Così appunto il suicida è costretto ad a riconoscere quel suo atto , a ritrovarsi in quella sua azione, l’unica azione che avrà mai amato nella sua vita, prima della sua stessa fine. Se noi poi pensiamo di nuovo alla dottrina gnostica, sembrerebbe che come dice Cioran, l’atto che sarebbe più consono a tale dottrina, al di là del non procreare , sarebbe il suicidio di massa. Ora al di là di queste affermazioni sul suicidio, ciò che trovo interessante e quella nuova visione, che offre il filosofo verso la fine della sezione, sulla fine, l’Apocalisse e lo si vede in queste farsi : 

“ Potremmo anche immaginare che questo creatore finalmente cosciente del proprio traviamento, se ne dichiari colpevole: desiste, si ritira, e in un estremo sollecitudine di eleganza, si fa giustizia. Così sparisce insieme alla sua opera, senza che l’uomo abbia da intervenire. Tale sarebbe la versione riveduta e corretta del giudizio finale” ( Cioran) 

Come si vede il tema del demiurgo alla fine passa attraverso tutta l’opera e non compare solo nella prima sezione, qui però si ha una visione quasi di un dio cattivo pentito che distrugga l’universo, per liberarci da questa oppressione. Alla fine come la morte la fine totale , diventa di nuovo in questo caso un liberazione, solo qui si tratta di una liberazione totale.

4 IL NON-LIBERATO 

“ la morte è inerente a tutte le cose composte. Operate senza tregua per la vostra salvezza”      ( Buddha)

Il titolo è il non-liberato, ma nella sezione al contrario si parla di liberazione, con nostra sorpresa. La liberazione passa attraverso la strada della rinuncia, una strada dell’ascesi. Questa strada è data dalla negazione, un tema che percorre molto le opere di Cioran e che ce lo mostrano quasi come un nichilista passivo. La negazione si configura come negazione del pensiero, negazione del desiderio, in generale una negazione totale anche del proprio essere, dei propri vizi. La negazione radicale, era anche il tema del libro “La caduta nel tempo”, nel quale affermava che noi non siamo realmente noi stessi, fino a quando non coincidiamo con nulla, nemmeno con la nostra singolarità, quindi per diventare specchio di noi stessi dobbiamo assomigliare sempre di più al vuoto in un certo senso; nel libro poi afferma ancora più radicalmente che essere liberi vuol dire esercitarsi a non essere niente, quindi esercitarsi a negare, anche perché come avevo detto io in certi blog, la negazione rende liberi. Ma che cos’è il vuoto per Cioran?

“ il vuoto è l’abisso senza vertigine” (Cioran) 

Nell’opera “Squartamento” Cioran  aveva già usato il termine “verità di vertigine”, ora qui il tema della vertigine lo ritroviamo in Cioran, solo qui la vertigine viene abbandonata, perché attraverso la negazione, che poi non è che affermazione del vuoto la vertigine viene superata. Se da un lato la rinuncia , sempre più vicina all’ascesi, se non uguale, è negazione delle nostre proprietà, dall’altro Cioran , afferma che è impossibile porre fine sul serio ai propri vizi, lo aveva già detto Schopenhauer che il carattere non era modificabile; succede quindi che i vizi alla fine ritornino e questo Cioran lo considera inevitabile, ma anche se essi rendono schiavi di nuovo, alla fine noi saremo degli schiavi non consenzienti, come dice, degli spettatori passivi della propria vita che non si lasciano turbare da nulla, perché per negazione, non ci riconosciamo più nel vizio , anche se esso si ripresenta. Un’affermazione interessante che fa Cioran a mio avviso è questa: 

“ Non appena, snebbiati, ricuperiamo un certo distacco, abbandoniamo il fondo supposto del nostro essere, per volgerci verso la distruttibilità fondamentale la cui conoscenza ed esperienza, il cui disciplinato assillo, ci guidano al Nirvana, alla pienezza nel vuoto” ( Cioran)

Ciò che più mi affascina , è questa distruzione del nichilismo e se mai un nichilismo alla rovescia, che si vede nell’ultima affermazione, quando parla di pienezza del vuoto, il che vuol dire non rappresentare il vuoto come nulla, anzi se mai il contrario, sicchè sembra di udire le mie parole riecheggiare nell’aria , quando dicevo che il vuoto era pieno e il pieno era vuoto; questo è un grande enigma. Anche in Bellini se leggete bene sembra di vedere una cosa simile, per cui il vuoto, che finisce poi per essere il quinto elemento che è lo spazio, ma lo spazio non è vuoto, c’è l’etere come diceva Aristotele, ma l’etere alla fine è energia e finisce poi tutto con il coincidere con la grande madre di cui parla Bellini, capite quante cose in semplici parole come “pienezza del vuoto”? Cioran è chiaro che non penso pensasse l’ascesi come ricongiunzione con un energia primordiale, ma quel pieno dovrà pure indicare qualcosa, no? Ora noi , possiamo al di là di Cioran pensare sul serio che c il vuoto sia energia , perché l’energia costituisce il tutto, lo afferma Bellini che noi siamo energia, leggete pure i suoi libri, è così pensa.

5 PENSIERI STRANGOLATI : 

Siamo alla fine e io voglio solo per questa sezione mettervi un paio di aforismi di Cioran, nulla di più...

“ La desolazione che esprimono gli occhi d’un gorilla. Un mammifero funebre. Io discendo dal suo sguardo.” (Cioran)
“Cercare un senso a qualcosa è non tanto da ingenuo quanto da masochista”
“Alzarsi presto, pieno di lena e d’energia, splendidamente disposto a compiere una qualche mascalzonata” (Cioran)
“ Al mercato un ragazzino che può avere massimo cinque anni si dibatte, si contorce, urla. Accorrono alcune brave donne e tentano di calmarlo. Lui continua imperterrito, esagera, supera ogni limite. Più lo si guarda, più vien di toccagli il collo. Finalmente sua madre capisce che bisogna portarlo via, e supplica quel pazzo furioso: -vieni, tesoro!-. Si pensa – con quanta soddisfazione!- a Calvino, per cui i bambini sono – dei piccoli fetenti-, o a Freud, che li tratta da –perversi polimorfi-. L’uno o l’altro avrebbero detto: - lasciate che quei mostriciattoli vengano a me!-“ (Cioran)
“ soffrire è produrre conoscenza”(Cioran)
“ Sul camino, l’immagine di uno scimpanzé e una statuetta di Buddha. Questa vicinanza, casuale più che voluta, mi incita ininterrottamente a chiedermi dove possa mai essere il mio posto fra quei due estremi, la pre- e la tras-figurazione dell’uomo.” (Cioran)