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Il canto dei sepolcri (Zarathustra/spiegazione)

Il capitolo si intitola in tedesco Grablied, dove Grab significa tomba. In inglese è stato reso con: “The Song at Grave-side”, dove Graveside è l’area immediatamente vicino alla tomba.

Zarathustra si imbarca verso l’isola dei sepolcri. Lui solitario va verso l’isola per trovare i vecchi ricordi della sua giovinezza e li vuole deporre una corona verde.

In questo passaggio i ricordi, le visioni (apparizioni = Erscheinungen) della gioventù, le speranze e la memoria sono paragonati ad un cimitero o a delle anime morte. Queste anime morte sono prima accusate di infedeltà perché lo hanno abbandonato. Tuttavia Zarathustra riconoscerà che sono morte perché colpite dai dardi del nemico. Quei nemici che gli hanno ucciso i ricordi d’infanzia, la giovinezza. Loro che gli hanno portato via la saggezza secondo la quale ogni giornata è santa. I nemici hanno ucciso la speranza e ogni cosa che poteva dare felicità a Zarathustra. Hanno voluto che le sue visioni giovanili fossero colpite dai loro dardi, per togliergli la speranza più grande.

Che cosa potrebbe essere questa isole dei sepolcri? Un’idea potrebbe essere proprio un’allusione all’isola dei morti (die Toteninsel) di Arnold Böcklin il pittore. Il quadro è del 1880-1886, Nietzsche ha vissuto nell’800’ e quello è un pittore svizzero tedesco. Tra l’altro la prima versione del quadro è del 1880 e la troviamo nel Kunstmuseum di Basilea. Esistono almeno cinque versioni di questo quadro. In tutte le versioni si vede un’isola in mezzo al mare, una barca dirigersi verso l’isola, un’isola con alberi al centro e tombe scavate nella roccia. Fu un quadro di grandissimo successo che influenzò moltissimi altri pittori come De Chirico, Dalì e Karl Diefenbach. Fu un quadro di grande interesse anche per poeti e politici come Lenin, Gabriele D’Annunzio e Adolf Hitler. Adolf Hitler in particolare acquistò la terza versione del dipinto. Inoltre in una foto del patto Patto Molotov-Ribbentrop tra nazisti e unione sovietica, compare la quarta versione del quadro dell’isola dei morti alle spalle di Hitler, versione andata perduta durante la seconda guerra mondiale. Il quadro rappresenta luoghi sepolcrali scavati nella roccia calcarea con questi cipressi al centro dell’isola. La nave che porta all’isola dei morti si pensa sia un’allusione a Caronte. Sulla nave compare, dalla parte della prua, una strana figura bianca, che potrebbe essere una mummia oppure l’anima di un morto. Secondo Secondo Freud questo dipinto rappresenta i desideri inconsci del pittore, desideri che potrebbero essere collegati con la triste morte dei suoi figli. Sono state avanzate alcune ipotesi sui luoghi che possono aver ispirato questo pittore e sono: il cimitero degli inglesi di Firenze, Pontikonissi (isola nei pressi di Corfù) e l’isola di San Giorgio. L’isola di san Giorgio in particolare ha un cimitero cinto da mura sopra con alberi simili a quelli del dipinto.

Anche Jung riconosce un possibile collegamento con il famoso quadro, ma si concentra su altro. Riflette molto sul legame che esiste tra quell’isola e l’isolamento, la ricerca della solitudine. Questa volta Zarathustra non segue i suoi discepoli, va da solo sulla barca verso l’isola dei sepolcri. Un’isola che, secondo Jung, rappresenta l’inconscio e che Jung battezza come “isola dei fantasmi”, riferendosi alle apparizioni a cui Zarathustra si riferisce. Nietzsche, quando ha scritto questo pezzo, secondo Jung, doveva trovarsi nella casa di Sils Maria, una casa in Svizzera, dove poteva essere solo e parlare tra sé, come in un mondo di fantasmi.

Non meno importante del riferimento all’isola, dal punto di vista simbolico, deve essere il riferimento alla corona verde. Chiaramente si tratta di una corona fatta di foglie, usata in certe occasioni come feste e celebrazioni. Non ho trovato, però, nulla di particolare su questo dettaglio negli autori che ho letto.

“Alle Tage sollen mir heilig sein'', tutti i giorni dovrebbero essermi santi. Questo è l’insegnamento fondamentale di Zarathustra, che si traduce nell’amore per la vita. Ma proprio questi nemici fanno di tutto per rendergli la vita più amara e velenosa. E certamente è così, altrimenti amare la vita sarebbe una cosa più semplice se tutto andasse come vorremmo noi. Al contrario, sia la vita stessa, sia i nostri nemici che incontriamo nella nostra esistenza, fanno di tutto per rendere la nostra esistenza qualcosa di soffocante.

L’espressione sopra citata viene interpretata da Jung attraverso l’immagine del Bardo, ossia il racconta storie vagabondo che narra del mitico passato. Si vede come un attaccamento al passato che è tipico anche dei melanconici.

Alla fine Zarathustra spiega come ha superato il problema: è stata la sua volontà. La volontà spezza qualsiasi sepolcro. Infatti la sua volontà è definita come colui che spezza tutti i sepolcri (aller Gräber Zertrümmerer).

Si noti il passaggio in cui Zarathustra dice che la sua invulnerabilità è il suo tallone. Questo è un chiaro riferimento ad Achille, il cui punto debole era il tallone. Tuttavia qui accade esattamente il contrario: è il tallone il punto di forza di Zarathustra.

Secondo Lampert questo capitolo andrebbe diviso in tre parti: nella prima parte vediamo Zarathustra lamentarsi delle sue vecchie visioni e apparizioni che non ci sono più; nella seconda parte Zarathustra accusa i suoi nemici di aver distrutto quella sua gioventù e le sue più alte speranze; nella terza parte Zarathustra spiega come è uscito da quei problemi, come è risorto.

È interessante questa allusione al risorgere in riferimento ad un luogo abitato da morti. Questo fa capire che Zarathustra stesso ha vissuto almeno una sua morte simbolica. Nel prologo Zarathustra afferma che un mutamento è avvenuto nel suo cuore e che ha passato molti anni nella solitudine. Tutta l’opera di Nietzsche incomincia da uno Zarathustra che con la sua volontà ha cambiato radicalmente qualcosa nella sua vita.

Questo è l’ultimo dei tre canti e finisce come il primo con così cantò Zarathustra (Also sang Zarathustra), invece del solito così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra). Il secondo canto in realtà porta entrambe le espressioni perché il canto si conclude prima del capitolo.