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Il canto della danza (Zarathustra/spiegazione)

Zarathustra cammina in un bosco con i suoi discepoli alla ricerca di una sorgente. Quando arriva in un prato verde in mezzo agli alberi vede delle fanciulle che danzano. All’arrivo di Zarathustra le fanciulle smettono di danzare.

Nel tedesco troviamo il verbo “erkennen” per dire che le danzatrici hanno riconosciuto Zarathustra. Questo ci fa pensare che le danzatrici sanno perfettamente chi è Zarathustra o almeno ne hanno sentito parlare. Tuttavia, se si sentono spaventate, è evidente che non hanno un’immagine positiva del nostro Zarathustra. Ma sarà Zarathustra a trasmettergliene un’altra, una più cordiale.

Notando che le fanciulle hanno smesso di danzare al suo arrivo, lui le invita a continuare a ballare. Le ricorda di non avere paura di lui, che certamente non è venuto a disturbarle. Così un canto di danza si leva contro lo spirito di gravità, il quale viene chiamato “signore del mondo”.

In tedesco il non smettere di danzare è definito dall’espressione “nicht ablassen”. Ablassen vuol dire far defluire, ma anche lasciar stare. Zarathustra, dunque, invita le ragazze a non smettere di danzare, ma a continuare con questo flusso e movimento della danza. Egli dice, infatti, di non essere un guastafeste (Spielverderber = uno che rovina i giochi).

Un piccolo dio sta con le fanciulle e questo dio è Cupido. Zarathustra ora canta e danza con le fanciulle.

Zarathustra sostiene di essere un bosco oscuro, ma anche in quel bosco le fanciulle possono trovare declivi di rose. Cupido, osserva Strauss, è l’opposto di Zarathustra. Cupido è uno che dorme di giorno.

Jung sostiene che l’immagine delle fanciulle che danzano è tipica di diversi racconti e si trova molto spesso nell’arte. Nel poema South and East di John Masefield un ragazzo spia tre ragazze che danzano e si innamora di una di esse. In generale si può dire che l’immagine delle donne che danzano sul prato, spesso rappresentate come elfe, è molto ricorrente. Jung ci vede anche un collegamento con la ballata di Goethe: Erlkönig o il re degli elfi. Tutta l’atmosfera descritta da Nietzsche con le donne che danzano ricorda il periodo del rococo, secondo Jung. Sebbene Nietzsche non ha mai vissuto in quel periodo, era in voga un movimento artistico in Germania noto come Biedermeiner che era molto vicino alle idee del romanticismo. L’immagine di Cupido nel prato che dorme è abbastanza caratteristica, ma manca la sua controparte: la psiche. La psiche è qui rappresentata dalla vita, che è definita la profonda, proprio come l’anima e il femminile.

Per convincere le donne a danzare nuovamente Zarathustra fa leva sul loro piccolo dio: Cupido. Cupido viene definito come un perdigiorno (Tagedieb, dove Dieb vuol dire ladro e Tag giorno) che non fa altro che oziare e divertirsi. A lui e alle donne alza il canto Zarathustra.

A proposito di donne, non si trovano molti personaggi femminili nello Zarathustra. Alcuni dei principali sono proprio in questo capitolo, in particolare la vita. Nel primo libro compare una vecchia nel capitolo sulle femmine vecchie e giovani, questo è invece il primo capitolo del secondo libro dove compaiono finalmente delle figure femminili.

Ad un certo punto tra la danza e il canto Zarathustra deve aver avuto una visione e nella visione ha visto la vita. La vita viene chiamata senza fondo da Zarathustra. Ma la vita stessa gli risponde dicendo che si comporta come un pesce che, non toccando il fondo, la chiama senza fondo. Lei, sostiene la vita, è mutevole e selvaggia. Ma gli uomini la chiamano la profonda e l’enigmatica.

La vita dice a Zarathustra che lui la loda (loben) perché vuole e desidera. Ma Zarathustra ammette di essere innamorato anche della saggezza, poiché la saggezza e la vita si assomigliano molto. Dopo tutto anche la saggezza è mutevole. Tuttavia, proprio parlando male di sé, la vita si rende più attraente.

Secondo Strauss, la vita e la saggezza sarebbero opposte solo nel pensiero scientifico. La scienza, infatti, nel suo atteggiamento razionalista si oppone alla vita, all’immediatezza empirica degli eventi, al fenomeno, all’apparenza. Zarathustra che non è scienziato, trova un punto di congiunzione tra la vita e la saggezza.

Nel testo in tedesco ad un certo punto compare l’espressione “und in Allem ein Frauenzimmer”, tradotta in italiano con: in tutto e per tutto una donna, riferito alla vita. Frauenzimmer indicava inizialmente la stanza (zimmer) delle donne (Frauen), poi è diventato un termine per indicare una donna, soprattutto di basso stato sociale. 

La vita è la vera protagonista femminile dell’intero libro dello Zarathustra. In fondo l’intero testo non è altro che un inno a questa donna. Ma ci sono altre figure femminili che compaiono spesso nei testi di Nietzsche: la saggezza e la verità. In Al di là del bene e del male egli sostiene che la verità è una donna e che i filosofi non capendo molto di donne, comprendono poco la verità. Questo monito sull’incomprensione dell’altro sesso, di ciò che ci appare più misterioso, è forse una delle stoccate più grosse alla storia della filosofia mai realizzate. È interessante come la vita dica a Zarathustra che la loda (loben) e non tanto la ama (lieben). Amare la vita è una cosa molto difficile ed è uno dei grandi compiti del superuomo. Il desiderio è certamente il più grande degli impulsi vitali. Più desideriamo, più vogliamo vivere. Ma il desiderio può anche diventare desiderio di morte. La morte è, infatti, la meta finale di ogni esistenza. Non è naturale l’amore per vita, è una cosa che si conquista e si raggiunge per crescita personale. Sempre esiste un impulso distruttivo che ci spinge verso la morte. Ma se questo impulso dovesse subito avere la meglio la nostra esistenza finirebbe direttamente qua e il cerchio si chiuderebbe presto. Potrebbe avere la meglio su di noi proprio lo spirito di gravità e spingerci verso il suicidio. La volontà di vivere, l’amore per la vita, dunque, è quel moto che allontana la possibilità che l’impulso distruttivo possa vincere, rimandando l’evento della fine. In questo modo il cerchio si allarga e la vita si compone di un sacco di eventi che esistono fino a che noi siamo mossi da uno slancio vitale che ci porta a volere di nuovo la vita stessa. Ed è così che si compone il nostro cerchio, il nostro eterno ritorno. In questa catena di eventi noi diventiamo noi stessi, forgiati nel dolore, consapevoli che, come dice Nietzsche, tutto ciò che non uccide fortifica.

Alla fine del canto di Zarathustra anche le fanciulle smettono di danzare. Tutto si fa molto più brutto, il cielo diventa scuro e l’ambiente freddo. In quel momento sorgono in Zarathustra domande tormentate: perché continuare a vivere? Che vivo a fare? Ecco che è calata la sera, domande notturne si fanno avanti.

Già si era parlato di pensieri di piombo, ma non così bene dello spirito di gravità. In cosa consiste questo spirito di gravità? È la mente negativa, nel senso di quell’insieme di pensieri o emozioni che ci tirano giù e spesso ci portano nella depressione. La depressione funziona come la gravità che spinge l’uomo verso la materialità, quando prima era leggero e tutto il mondo poteva sembrare un velo di illusione. Ma è proprio quello stato che ha portato l’uomo alle più alte domande esistenziali sul senso dell’esistenza e il suo motivo. Quelle domande sono uno dei grandi problemi dello Zarathustra. Non è che in questo libro ci sia scritto un senso della vita. L’unico senso di cui si parla è il superuomo, ma il superuomo è colui che ha appreso come vivere una vita che non ha più senso. L’eterno ritorno non ha un fine e la volontà di potenza non vuole altro che accrescere se stessa. Non esistono degli scopi particolari. Solo quello di arrivare ad un punto in cui il nostro desiderio diventa un mare calmo senza increspature e non vogliamo altro che tutto ciò che ci accade. Il vero scopo sarebbe arrivare al punto in cui la felicità non dipende dal successo della vita, ma diventa una nostra scelta e un nostro modo di essere.

Prima della fine si osserva l’espressione “Also sang Zarathustra”. Questo capitolo, come il precedente e il successivo sono dei canti. In questo senso, sebbene ancora compaia scritto il classico “Così parlò Zarathustra”, in realtà dovrebbe essere un “Così canto Zarathustra” come nell’espressione sopra citata. Lampert, inoltre, fa notare che, sebbene spesso si parli di danza nello Zarathustra, in questo caso Zarathustra non danza con le fanciulle, ma si limita al canto. Vi saranno altri luoghi in cui Zarathustra avrà modo di danzare.