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Il canto della notte (Zarathustra/spiegazione)

Le prime parole di Zarathustra sono l’enunciazione di uno stato di cose: è notte. Tutto il discorso successivo sembra una conseguenza di quello stato. Nelle prime parole, come nelle ultime, Zarathustra trova come due caratteristiche della notte: le fontane zampillanti e i canti degli amanti.

Se notate l’inizio di questo testo è molto simile all’inizio di una poesia. Questo capitolo non sembra un semplice discorso di Zarathustra, ma una poesia dedicata alla notte e ai notturni che la abitano.

Il titolo “Das Nachtlied” in tedesco significa “canto della notte”. “Lied” in tedesco è proprio la canzone. L’impostazione poetica, dunque, non è un caso. Si può dire che il testo sia stato pensato come un canto. Le prime “strofe” di questo canto in tedesco suonano in questo modo:

“Nacht ist es: nun reden lauter alle springenden Brunnen. Und auch meine Seele ist ein springender Brunnen.

Nacht ist es: nun erst erwachen alle Lieder der Liebenden. Und auch meine Seele ist das Lied eines Liebenden.”

“Nacht ist es” in italiano significa “è notte”. Lo stesso passaggio lo troviamo alla fine come se fosse una specie di ritornello.

Secondo Struass se per Nietzsche il senso dipende dal sé e il mondo ne è completamente privo, questo significa che esiste un modo di oscurità. Questo mondo è precisamente descritto in particolare in questo capitolo.

Secondo Lampert Zarathustra qui parla del lamento di dolore dello spirito libero. Lo spirito libero è il lupo randagio descritto nel capitolo precedente. Inoltre, ci rivela lo stesso Lampert, Nietzsche quando scriveva questo capitolo si trovava a Roma, la città delle fontane.

Il notturno è anche l’atteggiamento di coloro che hanno grandi desideri insaziabili. La domanda è una domanda d’amore, una domanda d’amore che non trova mai soddisfazione. Come l’amante che fantastica l’amata e la notte canta con la chitarra in mano canzoni d’amore. Si parla soprattutto di amori non ricambiati, di grande dolore e di forti desideri.

Ad un certo punto nel testo Zarathustra ci parla della sua incapacità di prendere, capacità che lui attribuisce ai notturni. I notturni sono uomini che bramano molto e hanno un grande desiderio, uomini dalla grande fame di cattiveria. In questo testo Zarathustra sembra volgere una critica a quella che era la prospettiva adottata in un capitolo precedente, quello conclusivo del primo libro: la virtù che dona.

Jung spiega che un uomo che troppo dona diventa sempre più povero, si condanna alla fame e allo stesso tempo, quando arriva a non avere nulla, si trova a mordere il suo spirito. Ovviamente Jung parla di un caso estremo. Ma è logico che per donare bisogna avere e si hanno solo cose si hanno preso.

Qui assistiamo ad uno spostamento nel pensiero di Zarathustra. Dal giorno alla notte, dal Sole e la luce alla saggezza dei notturni. La saggezza notturna e oscura, questa è la saggezza che cerca Zarathustra. Gli spiriti liberi sono notturni. Il notturno è il contrario del solare.

Zarathustra invidia chi gode della gioia di quelli che prendono, lui è ancora troppo luce. Ma un abisso sta tra quelli che prendono e quelli che donano. Lui è sempre stato uno che dona, come del resto la maggior parte dei maestri religiosi.

In quest’ultimo passaggio Colli traduce la parola tedesca “Kluft” con il termine “abisso”. Non è che la traduzione sia sbagliata, ma non mi permette di capire perché Nietzsche parla di “Kluft” e non di “Abgrund”. In realtà “Kluft” significa anche crepa o spaccatura. In generale possiamo dire che Nietzsche qui intende dire che esiste una frattura tra chi prende e chi dona. Questa frattura nell’immagine è come un crepaccio, per questo rievoca l’abisso.

Nell’ultima parte del testo i notturni vengono definiti come uomini che danno calore a ciò che dà luce, mentre Zarathustra afferma che il ghiaccio è interno a lui e la sua mano brucia al gelo.

Zarathustra è ancora luce, ma desidera essere un notturno. Forse è proprio questo il segreto di un pensiero crepuscolare, il desiderio del tramonto non può che significa la volontà della notte. Il tramonto, dopo tutto, è solo un transito.