Cioran

Storia e utopia di Cioran (spiegazione/riassunto)

1 PREFAZIONE 

Il libro l’ho trovato interessante, oltre che molto provocante, ma al di là della provocazione, bisogna ammettere che anche nelle cose più forti che vengono dette in questo libro c’è un fondo di verità, di cui bisogna tenere assolutamente conto, senza i soliti pregiudizi. Il libro si divide in sei parti: la prima parte si intitola “Su due tipi di società lettera ad un amico lontano”, in cui risponde ad un lettere di un suo amico rumeno, nella quale cerca di rispondere alle sue domande e sul perché abbia scelto la Francia, fa un confronto tra le due società, quella in cui vive lui e quella dell’amico; la seconda sezione si intitola “ La Russia e il virus della libertà”, nella quale si interroga sull’avanzata della Russia, una Russia esclusa dalla storia che torna nella storia a fare la sua parte; la terza sezione si intitola “Alla scuola dei tiranni”, in cui tra funeste previsioni e analisi di caratteri oscuri nell’uomo di dominio mostra il lato più pessimista dell’opera; nella quarta sezione “Odissea del rancore”, dove avviene un’analisi dell’istinto di morte, di vendetta nell’uomo; la quinta sezione si intitola “ Meccanismo dell’utopia”, nella quale tra le conclusioni da tutte le sue letture della letteratura utopistica; la sesta sezione si intitola “ l’età dell’oro”, Cioran in fondo ritorna sul tema ricorrente nelle sue opere del paradiso perduto. Tanti argomenti e una trama nascosta invisibile a chi non sta attento, ma che si rivela a chi sa comprendere o chi legge molto Cioran. 

2 SU DUE TIPI DI SOCIETà: LETTERA AD UN AMICO LONTANO

Cioran sta rispondendo ad una lettera inviatagli da un amico rumeno, nella quale gli pone tante domande su come si trova li, come sia il posto in cui vive e anche dei rimproveri sul fatto che abbia lasciato la sua patria e che scriva non in rumeno, bensì in francese. Cioran ammette di provare della nostalgia per il suo paese, ma sembra che si sia legato oramai all’altro paese, ovvero la Francia; per quanto riguarda la lingua la stessa cosa, lui si abituato tanto alla lingua francese, per mollarla avrebbe dovuto farlo prima, non riesce a lasciarla quella lingua che definisce nobile e non sembra intenzionato a farlo, tuttavia ammette che ogni tanto gli manca la lingua natale, che la definisce come un misto tra il sole e lo sterco. Da qui comincia a parlare della sua gioventù, di quando era pieno di energia, di quando era un radicale, in fondo Cioran descrive il giovane come un essere pieno di energia, non consono alla tolleranza, se mai vicino a posizioni radicali, come quelle ah sostenuto lui, divenire tollerante, vorrebbe inizia a diventare vecchi, perdere l’energia del giovane. Non era ben visto da giovane Cioran,  sosteneva delle idee non condivise anche perché orrende al senso comune, perché come un giovane ribelle fino all’estremo era contro il vecchio e i vecchi, avrebbe voluto che tutta la gente del suo paese che avesse età maggiore di 40 anni venisse uccisa; queste sue idee radicali e provocanti, alla fine lo avevano messo in cattiva luce e poi certo non dimentichiamoci mai che Cioran , più avanti entrerà nel partito fascista per poi lasciarlo allo scoppio della seconda guerra mondiale, insomma era nato per sostenere idee simili. Si poteva da giovane dunque definire come dice lui: “il più felice dei licantropi”. Il giovane in fondo ha questa natura di lupo, un lupo ribelle , magari anche violento, un giovane combattente e intollerante nei confronti di tutto, un giovane come L’unico del libro di Stirner. Alla fine però Cioran , con l’avanzare degli anni ha perso l’energia, anche lui è divenuto tollerante, ha lasciato “L’unico e la sua proprietà”.

“ Nato al di là dei Carpazi, tu non potevi conoscere il gendarme ungherese, terrore della mia infanzia tran silvana”   (Cioran)

Qui ricorda quando la Transilvania, terra dove lui era nato, era finita nelle mani degli ungari, di questo popolo mostra il suo lato negativo, ma nello stesso tempo sembra invidiare la lingua degli ungari. Gli Ungari sono il popolo da cui è nata la leggenda dell’Orco, infatti questa creatura non è che una grottesca rappresentazione degli ungari, almeno delle popolazioni barbare che poi divennero gli ungari, non ha caso in tedesco orco si dice Ungeheuer, da questo si capisce come quel popolo abbiano la fama di essere spietati; potete ora immaginare con quel gente poteva avere a che fare la Romania a quei tempi. C’è chi ha tentato la rivolta, ma questi alla fine non possono che essere, come dice Cioran, quelle persone che una volta erano oppressori, lui e ilo suo amico possono essere definiti come degli incatenati, nulla di più, non sono degli oppressori e ne degli insorti. Dopo aver parlato di ricordi di gioventù, Cioran risponde ad altre domande, per esempio nega la fondatezza dell’invidia che ha il suo amico per la classe borghese, francese che poi alla fine è un nulla, vuota, è decadente; già tantissimi scrittori avevano detto una cosa simile, molti francesi tra cui Proust, Balzac,  Stendhal, mi sembra anche Huxley, anche se non è francese. In Francia tutti sembrano appendersi alla parola libertà, una parola per scacciare gli orrori del nazismo, una parola che poi finisce in quel caso per significare un vuoto; ci stavo penando tempo fa quando noi diciamo che abbiamo le mani libere, diciamo che le nostre mani non portano nulla; il concetto di libertà è diventato un fare vuoto, o peggio ancora un eliminare tutte le regole, ma questa una libertà nichilista, nella quale ciò che conta è violare, fare vuoto di tutto, da qui nasce anche il concetto di libertà assoluta, che è il vuoto di tutto e la nostra superiorità a tutto, perché a nulla siamo legati; ci sembra dunque stranissimo ai giorni nostri il concetto di libertà che invece aveva Kant, nel quale essere liberi voleva dire essere interamente determinati da leggi, dalle leggi della ragione pratica pura, insomma prima era così, ora invece essere liberi vuol dire il contrario negare tutte le leggi possibili, capite? Che cosa mai è successo nel mazzo? Perché abbiamo fatto questo triste passo?.

Il nichilismo della società contemporanea lo si vede anche in questo, per il fatto che la libertà coincida con il niente, in effetti con un analisi maggiore per una libertà assoluta la strada sembra quella della negazione, un fare nulla; se concepito male poi questo concetto è fuorviante e si crede di poter fare quello che si vuole perché quindi ai giorni nostri per esempio uccidere vuol dire essere liberi, ma non vi è niente di più falso, anche perché non vi è nulla di più determinato di una azione cattiva. Caduti gli ideali, gli dei noi non riusciamo a credere in nulla, forse solo l’argomento della scommessa sulla questione del divino potrebbe essere ancora valido e interessante sarebbe la questione che aveva posto Locke; ma tanto nella disperazione più grande sembra che l’uomo abbiamo bisogno di nuovi valori in cui credere, nuovi dei.

“ io vi scorgo- presentimento o allucinazione?- come l’attesa di altri dei. Quali? Nessuno potrebbe rispondere.” (Cioran)

Alla fine la società in cui sta Cioran non è migliore di quella dell’amico, per cui non ha nulla da invidiare, non c’è società buona, tutte sono cattive, Cioran tuttavia sembra non intenzionato a lasciare la sua società.

“ Tutte le società sono cattive; vi sono dei gradi, lo riconosco, e se ho scelto questa in cui vivo è perché so distinguere fra le sfumature del peggio” (Cioran)

3 LA RUSSIA E IL VIRUS DELLA LIBERTà

La Russia, questo pese isolato, eppure vasto, questa terza Roma, si perché divenne ad un certo punto la città della religione ortodossa, la quale sempre più si allontano dall’altra cattolica. Cioran afferma che tutto questo è voluto, anche perchè meglio avere i nemici lontani, ragione in più per cui gli inglesi scelsero come nemico i Russi stessi nella seconda guerra mondiale, piuttosto che i tedeschi, almeno inizialmente. La Russia di cui però vuole parlare Cioran, è quella comunista, una Russia che da tanto tempo era stata esclusa dalla storia e che poi ritorna, sempre più frenetica.

“ Divinizzando la storia per screditare Dio, il marxismo è riuscito soltanto a rendere Dio più strano e ossessionante” ( Cioran)

L’invasione Russia a dispetto delle altre sembra ingiustificata, mentre l’Inghilterra poteva dire che stava sola in un isola e solo quello aveva, la Germania poteva dire che si sentiva soffocata, la Russia aveva già tanti territori, voleva averne troppi? Una domanda a cui non possiamo dare risposta, ma di certo possiamo dire che la Russia a sorpreso tutti, perché nemmeno Marx si sarebbe aspettato una rivoluzione in tale paese e poi perché con questa mossa si è resa quanto mai più estranea alle personalità dei personaggi degli scrittori russi, come Dostoevskij, come afferma Cioran e se mai sono gli altri paesi a prendere almeno le debolezze di tali personaggi.

“ Perciò, dinanzi alla sfilata degli imperi, non ci resta che cercare una via di mezzo fra il ghigno e la serenità” ( Cioran)

4 ALLA SCUOLA DEI TIRANNI

“ Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo” ( Cioran)

Chi non ha mai desiderato di essere un tiranno, di comandare gli altri, di essere il primo, chi mai? Quante volta poi ci saremmo chiesti che cosa avremmo fatto se noi stessi fossimo i capi della nostra società, se potessimo prendere delle decisioni. Un desideri così meschino finisce poi spesso per essere naturale nell’individuo, purtroppo è insito in chiunque , mai come nel politico, il quale è completamente invasato da aspirazioni simili, possiamo quasi dire che fa parte del suo essere. Come dire i potenti sono dei drogati delle loro stesse ambizioni, sono invasi dall’inclinazione al dominio, non importa che siano tiranni, o siano dei democratici, anche se quest’ultimi hanno anche altre caratteristiche che i tiranni non hanno e non ne hanno certe dei tiranni. Tuttavia si può essere tolleranti che non significa che negare l’inclinazione alla così detta volontà di dominio, anzi qui potrei usarla quella parola, volontà di potenza e si diventa con questa operazione, come afferma Cioran, un nulla in persona. In entrambi i casi, dice Cioran, sia che si ceda all’inclinazione del dominio, sia che la si voglia negare sembra necessario uno sconvolgimento mentale. Ora Cioran dopo aver già parlato in precedenza della “sfilata degli imperi”, sembra fare delle terrificanti previsioni sul futuro, in cui allude ad un tiranno che dovrebbe conquistare il globo attraverso la scienza, quest’ultima la ritroviamo tra la lista nera di Cioran, in seconda posizione dopo la Storia,  anche perché secondo il filosofo la scienza è strumento del male.

“ il gregge umano disperso sarà riunito sotto la guardia di un pastore spietato, sorta di mostro planetario dinanzi al quale le nazioni si prosterneranno, in uno stato di sgomento vicino all’estasi” ( Cioran)

Questa frase dice molto, ci ricorda questo genio maligno di un dittatore il grande fratello di Orwell e non è poi alla fine che una allusione a quello che nelle teorie del cospirazionismo sono gli illuminati. Illuminati un nome che terrorizza e che espone la gente al ridicolo, perché chi ci crede viene preso in giro, allora potremmo cambiarlo in elite di banchieri mondiale. Sarà forse questo funesto tiranno Lord Jocob de Rothschild? Sarà lui capo di famiglia di banchieri che orami sembra avere quasi nelle mani il mondo assieme a un certo David Rockfeller? Chi lo sa ma l’imminenza di una dittatura mondiale c’è, sempre di più viviamo l’oppressione si super-nazioni che impongono, distruggendo la nostra democrazia, guardate ai giorni nostri pensate a Mario Monti, ditemi se vi  sembra un politico democratico e o piuttosto un delegato di quel governo dittatoriale, meglio conosciuto sotto il nome di Europa, già perché da la arrivano molte delle leggi, sulle quali noi non abbiamo nessun potere, tutto è imposto, dunque nulla di più attuale di questa affermazione di Cioran. Anche quell’altro profeta  Junger, in Oltre la linea aveva detto: “ tutto ciò rende necessario lo stato mondiale”; anche lui aveva capito l’incombere di uno stato mondiale, questo stato che non sarà che il culmine del fenomeno della globalizzazione, ancora una volta i no-global finiscono per essere degli antistorici.

“ Egli è importante, non tanto per se stesso quanto per quello che annuncia, abbozzo del nostro avvenire, araldo di un fosco avvento e di un’isteria cosmica, precursore di quel despota su scala continentale, che compirà l’unificazione del mondo attraverso la scienza, destinata a non liberarci, ma ad asservirci” ( Cioran)

Così alla fine saremo secondo il filosofo assoggettati a questo ignoto e tremendo dittatore, che poi forse Cioran quando parlava di questo individuo pensava più all’anticristo, visto che ha citato successivamente i quattro cavalieri dell’apocalisse; ma alla fine tutto finirà e non torneremo in un anarchismo assoluto. Se il nostro destino è così orrendo e perchè il politico al quale abbiamo affidato il mondo, il nostro paese, non che è una persona invidiosa, dominata da sentimenti di conquista.

“ Tutti gli uomini sono più o meno invidiosi, gli uomini politici lo sono in modo assoluto”                

( Cioran)

La storia, poi, nostro avversario preferisce continuamente i tiranni, anche perché nelle tirannidi lei riesce nel miglior mood ad affermare se stessa, le fasi tolleranza sono disprezzate dalla storia, anche se tuttavia sembrano necessarie. Per evitare un destino funesto simile bisognerebbe non cedere mai alla tentazione di dominio, controllarsi sempre, ci si riesce meglio nella democrazia, forma di stato in cui il primo arrivato prende il potere e non ci sono i politici frenetici come i tiranni.

5 ODISSEA DEL RANCORE

“ Per raggiungere non tanto la felicità quanto l’equilibrio, dovremmo liquidare una buona parte dei nostri simili, praticare quotidianamente il massacro, sull’esempio dei fortunatissimi e lontanissimi avi” ( Cioran)

L’istinto alla vendetta, all’omicidio, nulla di più naturale nell’uomo, che di massacri ne ha scritto una storia, anzi è la storia stessa ad essere la più grande carneficina mai vista. Così Cioran sembra mirare proprio alle nostre inclinazioni più oscure, le quali anche se non giungono all’atto, noi le pensiamo anche più volte. Quante volte abbiamo pensato agli omicidi che avremmo potuto commettere? Non importa se poi non li si ha commessi, ma già si è pensato a ciò, già dobbiamo tener conto della nostra inclinazione. Commettiamo dunque molti omicidi anche solo sul paino del pensiero e questo fare tutto sul paino del pensare ci porta la malinconia del fatto che questi atti non si siano in realtà mai realizzati, o perché noi non abbiamo avuto il coraggio , o per altri motivi. La società , bisogna ammetterlo, lo dice Cioran, esiste ancora proprio perché ora uccidiamo di più con il pensiero, ma pensiamo a quando c’erano i selvaggi, quando noi eravamo completamente dominati dagli istinti, potete immaginare i massacri che avvenivano tutti i giorni, anche solo per un’inezia. Negare l’istinto assassino, significa in definitiva, negare la propria vita, negare la propria natura.

“ Esistere significa accondiscendere alla sensazione, dunque all’affermazione di sé; da qui il non sapere ( con la sua conseguenza diretta: la vendetta), principio di fantasmagoria, fonte della nostra peregrinazione sulla terra” ( Cioran)

Diffidiamo dai malati che sono i migliori sadici, in quanto chi più di loro desidererebbe un’umanità nella loro stessa condizione; alcuni si affidano a Dio, questi scappano dalla vita, lo seguono per lasciare definitivamente l’umanità. Alla fine però Dio prova rancore come noi, nella sua situazione prima della creazione era solo; insomma anche gli uomini soli alla fine saranno soggetti al rancore.

“ Che essere solo non sia bene neppure per un dio significa in breve, creiamo il mondo per avere qualcosa con cui pigliarsela, su cui esercitare il nostro brio  e le nostre angherie” ( Cioran)

Per liberarci dalle nostre subdole inclinazioni, sembra che l’unica via sia come al solito la negazione, la rinuncia, una rinuncia alla vita, al nostro lato più terrestre. La rinuncia radicale poi comprende anche la negazione della malinconia, la negazione anche delle nostre tristezze e perfino di quella cosa che nulla di più si avvicina alla verità , ovvero il pessimismo.

“ La capacità di rinuncia costituisce l’unico criterio del progresso spirituale: non è quando le cose ci abbandonano, ma quando le abbandoniamo noi, che accediamo alla nudità interiore, a quel punto estremo in cui non siamo più affiliati a questo mondo ne a noi stessi, e in cui vittoria significa abdicare, rifiutarsi con necessità, senza rimpianti  e soprattutto senza malinconia; giacché la malinconia, per quanto discrete ed eteree ne siano le apparenze, appartiene ancora al risentimento: è una fantasticheria impronta di acredine, un’invidia travestita da languore, un rancore evanescente” ( Cioran)

La via dello scetticismo , sembra anche per questa rinuncia fondamentale secondo Cioran, non secondo me, ma più spesso Cioran , afferma questo già lo aveva fatto in “Squartamento”, ovvero che le dimostrazioni, le argomentazioni sono forme di volgarità, per cui Saint-Simon finisce per essere secondo lui uno scrittore volgare.

“ Lo scetticismo è il sadismo delle anime esulcerate” ( Cioran)

6 MECCANIMSO DELL’UTOPIA

Cioran è si è gettato nella lettura dei grandi classici della letteratura utopistica, come: Campanella, Moro, Fourier, la Rochefoucauld, Platone; alla fine scopre che anche in questa letteratura così lontana dal suo secolo e nello stesso tempo vicina, si può imparare qualcosa. Le utopie sono irrealizzabili nella storia secondo Cioran , per due motivi, uno se guardate bene nelle utopie , le persone vengono descritte come non potrebbero essere mai , si è mai visto un bambino che non ruba?, direbbe Cioran, poi secondo il filosofo quella dell’utopia è un paradosso, perché deve avere una storia ma nello stesso tempo l’utopia è fuori dalla storia, in quanto ne rappresenta la fine, il mondo perfetto in cui tutto poi si ripete, e la storia finisce. Apprezzo molto che Cioran abbia capito che l’utopia non può stare nella storia, perché evento fuori dalla storia, infatti come già dicevo in blog precedenti, la storia è fatta di guerra, il mondo fatto solo di pace porrebbe fine definitiva alla storia; non sono d’accordo sulla storia del paradosso, nell’utopia non c’è storia, ma c’è solo tempo, non è vero che è un paradosso. Gesù aveva detto che il regno dei cieli è dentro di noi, capite il contrario di quello che afferma la chiesa, ma l’uomo invece volle che il paradiso fosse nell’avvenire, per dare senso alla storia, perché essa avesse almeno un fine, perché fosse progresso, sembra che gli esseri umani psicologicamente ne abbiano bisogno. Alla fine però non possiamo dire che l’utopia non abbia avuto una realizzazione, la realizzazione di essa è stata nei fascismi, nell’orrore dei fascismi, per cui penso che la maggior parte di noi abbia timore dell’utopia e non la veda di buon occhio;  l’ottimismo poi non è di questo secolo, sei mai è più proprio del 700’ , se mai è più propria del nostro secolo l’apocalisse, non a caso si parla di 2012, al di là del mito, tutto questo non può che avere a che fare con il nostro desiderio di farla finita una vola per tute con questo mondo che nulla ci ha dato e che i mali peggiori ci ha ritorto contro. Insomma siamo noi che vogliamo il 2012, al di là di se la cosa si avvererà o no.

“ I due generi, l’utopistico e l’apocalittico, che ci sembrano così dissimili, si fondono, si stringono adesso l’uno nell’altro per formare un terzo, meravigliosamente adatto a rispecchiare la sorta di realtà che ci minaccia e alla quale diremo tuttavia di si, un si corretto senza illusioni. Sarà il nostro modo di essere irreprensibili davanti alla fatalità”  ( Cioran)

7 L’ETà DELL’ORO

In questa sezione Cioran ritorna sul tema del mondo perduto, come dire l’Eden, ma qui viene presentato in modo diverso, sotto il nome di età dell’oro, infatti in realtà nella maggior parte delle tradizioni si parla di un età dell’oro, un età felice e perfetta, come non pensare che questa sia realtà e che non sia ciarlataneria. Chi mai ci ha spedito , scagliato nella storia, allora bisogna chiedersi; dunque Cioran imputa a persone differenti questa colpa, nella “caduta nel tempo” il colpevole da un lato è il serpente, dall’altro Adamo stesso per la sua scelta, nel “funesto demiurgo” il colpevole è proprio il demiurgo, assieme al suo delegato il demonio, colui che ha fatto la storia, mentre in questo libro, “storia e utopia”, il colpevole sembra essere Prometeo. Prometeo, portatore del fuoco, secondo la Blavanskij, assimilabile a Lucifero; secondo Cioran sono stati i suoi doni all’umanità a condannarci, d’altronde lo diceva anche Eraclito che il fuoco è l’elemento che permette il divenire, perché tutto muta, in fondo il fuoco potremmo vederlo solo come simbolo e non come fuoco fisico.

L’utopia invece ripudia l’età dell’oro e se mai pone una società perfetta nel divenire, al suo culmine. Un’utopia la si trova anche nei discordi di Sigalev, personaggio dei “demoni” di Dostoevskij, il quale propone che l’umanità debba essere divisa in dieci parti, che la decima parte controlli le altre nove e che queste si assoggettino al volere della decima, questa si occuperà di loro; in Dostoevskij sembra che sia impossibile che un uomo possa essere felice senza essere guidato da un pastore, così nasce un mito, del pastore della società che poi si trasforma nel pastore tiranno a cui alludeva Cioran. È chiaro che non vi è nulla di più falso del fatto che per essere felici bisogna delegare qualcun altro, noi dobbiamo fare una ricerca come singoli. Ora la soluzione per un’evasione secondo Cioran è quella della negazione, una negazione radicale, la ricerca dell’io dell’io, un esercitarsi a essere nulla.

“ Niente paradiso,se non nel profondo del nostro essere,  e come nell’io dell’io” (Cioran)

Alla fine il vuoto è pieno e il paino è vuoto, il nichilismo è scoprire il vuoto nel pieno, Cioran come me mostra il peino nel vuoto.

“ Ma un vuoto che dispensa la pienezza non contiene forse più realtà di quanto non ne possieda la storia nel suo insieme?”  ( Cioran)