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Kropotkin: La morale anarchica (spiegazione/riassunto)

La morale anarchica è uno dei libri più noti del filosofo anarchico Petr Kropotkin. Questo libro è molto importante per comprendere quello che sarà l’anarchismo collettivista. In quanto proprio quel concetto di comunità presuppone un tipo di morale di questo genere.

All’inizio del libro Kropotkin ci dice che le vicende umane funzionano come il pendolo, ossia oscillano tra la libertà e la servitù. La libertà è chiaramente la massima aspirazione per l’anarchico, il quale pensa che la libertà meno limitata possibile è la condizione ideale per l’uomo. Ogni cosa che limita la libertà dell’uomo è chiaramente un male ed è fonte di una servitù ad una qualche forma di potere che sia lo Stato, il capitalista, ecc. Chi è al potere, sostiene Kropotkin, usa molti metodi per sottomettere le persone, ma in particolare fa riferimento alla paura. La paura è usata per il dominio ed è stata usata in moltissimi modi: la paura dell’inferno e le sue punizioni, la paura della legge e della violenza di Stato, la paura della rivoluzione stessa e del terrore che ne potrebbe conseguire. La morale, secondo Kropotkin, si perde proprio quando l’uomo si trova in una situazione di schiavitù. Proprio in quel momento si perde il pensiero critico.

Normalmente si pensa che sia la morale il problema, perché la morale viene vista come una imposizione, come qualcosa di dettato dalle autorità, che siano i padroni o i genitori. È normale pensare che la ragione, proprio con la morale sia autoritaria rispetto agli istinti che devono essere governati e che, invece, sono anarchici. In questo modo qualcuno, un ribelle, ha pensato che essere immorale consistesse nella vera conquista della libertà. Non è assolutamente questa la prospettiva di Kropotkin, perché, come vedremo, in realtà la morale anarchica ci insegna che la nostra libertà è possibile solo con la collaborazione con gli altri e per questo che deve esistere una morale che regoli che le azioni, affinché insegni a non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.

Secondo Kropotkin l’uomo è un animale che per natura cerca il piacere e il piacere è dunque il fine di ogni sua azione. Nel linguaggio morale classico si usa il termine egoista per indicare quella persona che pensa solo al proprio piacere e per godere ancora di più è disposto a sottrarre agli altri. L’altruismo, invece, viene definito come quell’atteggiamento di quelle persone che rinunciano al proprio piacere in favore di quello di un altro. La morale degli anarchici non è né egoista e nemmeno altruista, potrebbe sembrare un po’ una e l’altra cosa.

In quanto l’uomo ricerca il piacere e di conseguenza rifugge il dolore, non è diverso dall’animale. Tutte queste cose sono dei bisogni naturali. Con questo Kropotkin cerca di trovare un fondamento alla morale nella natura, nella biologia, diversamente da come hanno fatto la religione che lo ha ricercato nel soprannaturale o Kant con il suo imperativo categorico e la sua ragione pratica. Il fondamento naturale dà un senso più scientifico al discorso di Kropotkin. Non dimentichiamo che questo anarchico non era solo un filosofo, ma anche uno scienziato.

Kropotkin nota che esistono forme di collaborazione e di solidarietà nel mondo animale, per esempio nel formicaio oppure quando le marmotte fischiano per avvisare altre marmotte del pericolo. Questi esempi mostrano che un certo livello base di morale esiste anche negli animali e fa parte della natura. È vero che ogni essere vivente mira alla sopravvivenza, ma proprio per questo, proprio per sopravvivere, ogni animale tende a cercare la collaborazione nel gruppo. Ognuno ha bisogno degli altri per sopravvivere, da soli non si fa niente (condanna dell’individualismo). Il branco di lupi, ad esempio, risponde a questo problema.

Esattamente come gli utilitaristi Kropotkin sostiene che è bene ciò che è utile e male ciò che è inutile. Il problema è che ciò che è utile e ciò che è inutile non è sempre lo stesso. Tuttavia la morale di Kropotkin ha un fondamento fisso che è quello della regola d’oro: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, fai invece agli altri ciò che vorresti fatto a te. Questa regola è molto antica, la troviamo spesso nelle religioni e non è affatto esente di critiche. Aristotele, già a suo tempo, aveva detto che se la regola d’oro fosse vera, allora nessuno punirebbe un ladro perché nessuno desidera in generali punizioni, oppure qualcuno direbbe il falso, proprio perché in certe situazioni non vorrebbe mai sentirsi dire cose spiacevoli, anche se sono vere. Nonostante queste critiche, la regola d’oro, ancora oggi è un precetto difeso da molte persone. Tuttavia, l’anarchico Kropotkin, invece di fondare questo principio sulla parola Dio o simili, lo fonda sull’empatia, che crede sia una delle caratteristiche contraddistingue l’essere umano e che permette tutte le sue relazioni con gli altri.

Kropotkin è anche favorevole all’idea che ogni persona sia completamente libera e che il male sia punito. Crede nella libertà assoluta perché pensa che l’uomo debba essere indipendente per poter imparare, come i bambini devono imparare a correre sulle proprie gambe. Inoltre Kropotkin pensa che la cooperazione mostra come la nostra libertà sia molto più estesa se collaboriamo con gli altri, anziché se crediamo di fare quello che vogliamo fregandocene della libertà altrui.